SOCIAL E NARCISISMO ?

E se i social fossero una delle con cause del narcisismo?

Oggi viviamo in una realtà virtuale e perdiamo il contatto con tutto ciò che ci circonda veramente.

È questo il motivo, probabilmente, per cui ci si focalizza sulla notorietà in termini di ‘mi piace’ e ‘seguaci’.

Ostinarsi alla ricerca della notorietà porta a sviluppare una vera e propria dipendenza per i social tanto che patologie come la dipendenza dal web sono, oggi, espressione di una tendenza narcisistica.

Il perché è semplice. La dipendenza mette in luce fragilità e incertezze per le interazioni sociali.

Alcuni  recenti studi, infatti, hanno mostrato delle correlazioni tra narcisismo e uso dei selfie.

Si potrebbe dunque parlare di narcisismo da social?

La problematica coinvolge soprattutto adolescenti e giovani adulti che ogni giorno controllano l’aumento o meno dei propri followers.

Mentre, la tendenza degli anziani a focalizzarsi su sé stessi è correlata, spesso a solitudine e fragilità.

Questa nuova forma di narcisismo porta la persona a mettersi in mostra sui social per dimostrare la sua esistenza. Inoltre, cercherà di far apparire la sua vita come perfetta e straordinaria.

Si tratta, in realtà, di persone  insicure, titubanti, vulnerabili, con difficoltà nelle relazioni interpersonali. Alcuni studi dicono anche che si tratti di individui che faticano a concentrarsi, ad essere ricettivi e perspicaci.

Questo è il motivo per cui adottano un comportamento compensatorio sui social che li renda visibili e aumenti il loro Ego.

Ovviamente non tutti sviluppano una condizione di narcisismo, ma i social hanno certamente un’influenza rilevante che non va sottovalutata.

Fonte: Popular Science

L’IMPORTANZA DELLE RELAZIONI

Le relazioni sociali aumentano la probabilità di sopravvivenza del 50%: questo è quanto affermano alcuni ricercatori della Brigham Young University.

Sembra che le relazioni abbiano un’influenza, positiva e negativa, sul cancro, problemi cardiaci, depressione e dipendenze.

Le relazioni, inoltre, hanno un notevole effetto sul sistema endocrino, sul sistema immunitario e sul sistema nervoso.

Soprattutto le relazioni d’amore migliorano l’umore, riducono ansia, aggressività, rabbia, depressione e il rischio di infarti.

Insomma, le relazioni influenzano non solo il nostro benessere psicologico ma anche quello fisico.

Molti ricercatori sottolineano l’importanza di creare delle reti sociali solide e stabili sin da bambini.

I bambini che instaurano legami positivi con la famiglia e i pari avranno più possibilità di rafforzare questi legami e di crearne di nuovi.

In questo modo, le relazioni che instaureranno amichevolmente e sentimentalmente avranno più possibilità di essere soddisfacenti e di influenzare la vita della persona positivamente.

Le relazioni migliorano l’umore, aumentano le capacità di gestione dei problemi, aiutano ad avere più consapevolezza di sé stessi ed evitano l’isolamento.

Costruire delle relazioni è importante non solo per i bambini ma anche per gli adulti e gli anziani.

Da alcune statistiche risulta che gli anziani si ritengono soddisfatti delle loro reti sociali e più predisposti a interagire e mantenere vivi i rapporti.

Tuttavia, sono anche più suscettibili alla solitudine in quanto molti amici e familiari potrebbero non esserci più.

È importante sottolineare, però, che proprio la solitudine potrebbe rappresentare la spinta a ricercare nuove amicizie.

Nella nostra vita incontriamo molte persone e i rapporti che si creano possono essere più o meno duraturi. Più saranno le interazioni positive con gli altri, più saremo soddisfatti della nostra vita, della nostra salute fisicae soprattutto mentale.

Fonte: American Psychological Association

GEROPSICOLOGIA: LA GIOVINEZZA NON E’ ETERNA

L’eterna giovinezza è il sogno di tutti noi. Eppure, rimane un sogno.

Tutti noi siamo consapevoli delle varie tappe della vita e del fatto che non saremo sempre giovani.

L’età media oggi è sicuramente in aumento e sembrerebbe che le aspettative di vita siano sempre più alte.

Di solito ci si concentra sull’età adolescenziale ed adulta come se la vecchiaia fosse un argomento che non ci riguarda in prima persona.

In realtà, proprio con l’aumento dell’età di vita media, gli psicologi si interessano sempre più agli anziani.

Si parla di geropsicologia ovvero di una branca della psicologia che studia gli aspetti neurologici e psicologici dell’invecchiamento.

Anche la vecchiaia, come le altre fasi della vita, ha delle sue peculiarità. Sicuramente in questa fase si ha una maggiore consapevolezza della fine della propria vita. Scrivono gli psicologi che la fine della propria vita è il culmine delle esperienze di una persona, l’apice della sua storia.

L’obiettivo degli psicologi è quello di chiarire alcuni aspetti relativi alla morte, alle aspettative della persona anziana, alle sue considerazioni circa la soddisfazione della sua vita e i progetti in fase di vecchiaia.

Le aree da indagare e chiarire riguardano gli attuali convincimenti, i cambiamenti cognitivi nel corso della vita, presenza o assenza di malattie e modalità di affrontarle, soddisfazione sessuale, stress familiare, considerazioni sulla solitudine e molto altro.

La geropsicologia è un ambito che si sta sviluppando recentemente. Tuttavia, è sicuramente uno degli ambiti principali che può dare supporto alle persone che attraversano una fase delicata della propria vita.

Vecchiaia può essere sinonimo di ricchezza in termini esperienziali, culturali, sentimentali ma anche di incertezze, nostalgia, tristezza.

La psicologia, in questo senso, può rivelarsi utile per affrontare anche questa fase della vita.

Fonte: American Psychological Association