DIFFERENZE DI GENERE NELLA DEPRESSIONE

Le differenze di genere si riscontrano anche nella depressione.

La depressione è un disturbo mentale di particolare interesse nonché gravità.

Si tratta di un disturbo che crea disagio e porta alla compromissione del funzionamento della persona.

Chi soffre di depressione si sente triste, desolato, indifferente nei confronti di persone e situazioni.

Mostra anche tono dell’umore basso, scarso se non assente interesse per la vita e per la cura di sé.

I soggetti depressi tendenzialmente riferiscono una sensazione di vuoto mentale. La loro sofferenza compromette i rapporti familiari, le relazioni interpersonali, la gestione del lavoro e di altre attività.

Veniamo adesso alle differenze di genere.

Nonostante si registri una maggior frequenza tra le donne, esse in realtà manifestano una depressione episodica.

Gli uomini, invece, hanno maggiori probabilità di soffrire di depressione persistente nonché maggiori probabilità di subire conseguenze negative quali abuso di sostanze e atti suicidari.

Queste differenze risultano più marcate nell’età adolescenziale.

I ricercatori dell’Università di Cambridge, grazie al loro studio sulle differenze di genere nella depressione, hanno evidenziato come questo disturbo attivi aree cerebrali diverse in uomini e donne.

Per giungere a questi risultati, gli autori hanno sottoposto a risonanza magnetica più di 100 soggetti, sia affetti da depressione che non.

Il suggerimento degli autori è quello di attuare strategie preventive sin dall’adolescenza nella speranza di alterare il decorso della malattia prima che diventi cronica.

La depressione non è una patologia da sottovalutare.

Non si tratta del semplice sentirsi tristi e giù di morale a causa della rottura con il ragazzo o per non aver superato un test.

E’ invece qualcosa di più complesso che va trattato clinicamente.

Fonte: Popular Science

SCOPERTI I GENI DELLA BELLEZZA

Anche la bellezza dipende dai geni.

Nonostante i continui dibattiti su bellezza interiore ed esteriore, tutti concorderanno sul fatto che a prima impatto è sempre l’aspetto ciò che conta.

La stessa psicologia sociale dimostra che essere belli esteticamente comporta dei vantaggi. Vantaggi nelle relazioni, nel lavoro, ecc…

Le persone belle e attraenti hanno anche delle specifiche combinazioni di geni.

Una curiosa ricerca condotta dall’Università del Wisconsin  indaga questo fenomeno.

I ricercatori hanno analizzato il genoma di più di 4000 persone di origine europea.

Ai partecipanti viene scattata una foto del viso. Alcuni volontari valutano il livello di attrazione del volto mostrato nelle foto.

I dati genetici vengono poi messi a confronto con i punteggi dei volontari sulla bellezza.

Dai risultati emerge che vi sono diverse combinazioni genetiche correlate alla bellezza del viso maschile e femminile.

I geni della bellezza, pertanto, sono definiti ‘sesso-specifici’, cioè differenti a seconda del sesso.

I ricercatori sottolineano, però, che non si tratta di un unico gene a determinare la bellezza e attrattività di un volto. Si tratta invece di un insieme di geni che giocano un ruolo preponderante nel determinare il livello di bellezza.

Insomma, la genetica è sempre presente!

Fonte: Popular Science

AMORESSIA: L’ ANORESSIA DEI SENTIMENTI

L’amoressia, chiamata anche anoressia sentimentale, è il rifiuto di nutrirsi dei sentimenti.

Il riferimento all’anoressia è infatti scontato.

L’anoressica nervosa si priva del cibo e “l’amoressica” dei sentimenti.

Questo tipo di comportamento può dipendere da diversi fattori ed esperienze.

Tra le più influenti vi sono la separazione e l’abbandono, soprattutto in età infantile.

L’amoressia può anche paragonarsi alla philophobia (paura di amare). Anche questo disturbo dipende da esperienze dolorose e traumi sperimentati in tenera età.

L’amoressica tenta di esercitare un rigido controllo sulle emozioni e di non lasciarsi andare.

Il suo motto, pertanto, diventa: Non amo per non soffrire.

L’anoressia sentimentale colpisce principalmente il genere femminile che, in alcuni casi, adotta comportamenti tipicamente maschili.

Maggiormente presente negli uomini è invece la bulimia sentimentale.

Essa consiste in una ricerca continua di relazioni affettivo-sessuali che, una volta consumate, vengono ‘vomitate’ per ricercarne delle altre.

Nel caso della bulimia sentimentale alcune cause sono da ricercarsi in comportamenti ormai comuni nella società.

Basti pensare agli speed-date o ai one-night-stand (avventure da una notte).

Questi e altri fenomeni simili favoriscono l’incontro tra corpi e non tra persone.

In questo modo risulterà più facile sviluppare l’anoressia o bulimia sentimentale.

Inoltre, sarà più facile innalzare delle difese per proteggersi da eventuali sofferenze e delusioni d’amore.

IL CERVELLO DELLE DONNE E L’INVECCHIAMENTO

Il cervello delle donne è almeno 3 anni più giovane di quello maschile e gli uomini raggiungono l’età adulta 3 anni dopo le donne.

Tale differenza, poi, persiste durante tutto l’arco della vita.

Questa evidenza si deve ad una ricerca condotta all’Università di Washington.

Nello specifico, il cervello delle donne è in media 3,8 anni più giovane rispetto a quello maschile e questa differenza cerebrale tra uomini e donne è stata rilevata a tutte le età, a partire dai vent’anni.

I ricercatori hanno utilizzato la PET per scansionare il cervello dei partecipanti allo studio.

Con questa procedura hanno notato che il cervello delle donne invecchia più lentamente rispetto a quello maschile.

Ciò spiegherebbe anche perché le donne siano meno suscettibili degli uomini al declino cognitivo che avanza con l’età.

A influenzare lo sviluppo di malattie neurodegenerative è inoltre il metabolismo cerebrale.

Il cervello si nutre principalmente di zuccheri.

Gli zuccheri, con il passare degli anni, si utilizzano in modi differenti.

Pertanto, analizzare il metabolismo cerebrale potrebbe essere utile a capire le differenze tra uomini e donne quando si invecchia.

Si presuppone infatti che le persone con un metabolismo cerebrale più attivo abbiano minori possibilità di sviluppare problemi cognitivi.

Fonte: Popular Science

NEO-MAMME E DEPRESSIONE

La famosa depressione post-partum rappresenta una preoccupazione per le neo-mamme e per le donne in generale.

Nell’ultimo decennio sembrerebbe però che i sintomi della depressione post-partum compaiano ancor prima della nascita del bambino.

Questa constatazione deriva da una ricerca condotta all’Università di Bristol, nel Regno Unito.

I ricercatori hanno evidenziato che le mamme di oggi hanno maggiori probabilità di cadere in depressione rispetto alle mamme delle generazioni precedenti.

Tra le cause dell’aumento dell’incidenza di depressione vi è il lavoro, la carriera che potrebbe ostacolare la vita famigliare ma soprattutto l’influenza dei social.

I social, incrementano il confronto sociale e le pressioni finanziarie.

È come se fosse una gara a chi acquista più tutine ai propri bimbi e a che inserisce più foto originali sul web.

Questa forte pressione sociale, se mal gestita, porta molte donne a sviluppare una depressione con il rischio di poterla tramandare alla propria figlia. Infatti, è stato riscontrato che le figlie di donne che hanno sofferto di depressione durante la gravidanza, hanno un rischio tre volte maggiore di svilupparla a loro volta rispetto alle figlie nate da donne che invece non ne hanno sofferto.

La depressione è un disturbo importante che non coinvolge esclusivamente la persona interessata ma si riflette anche nelle relazioni familiari e interpersonali.

Soprattutto durante la gravidanza la depressione può nuocere al benessere del figlio o della figlia che nascerà.

Prevenirla e superarla è possibile grazie a degli interventi mirati associati anche alla motivazione personale e al supporto familiare.

 

Fonte: Popular Science

Le donne e il sesso: stereotipi e cambiamenti

I cambiamenti relativi agli stili di vita, agli usi e ai costumi sono stati molti negli ultimi decenni e questi potrebbero anche riguardare le fantasie sessuali.

Le fantasie sessuali giocano un ruolo fondamentale nell’accendere la passione, nel gestire l’ansia e aiutano anche a superare esperienze traumatiche.

La FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica), in collaborazione con la British Psychological Society), nel 2017, ha elaborato una ricerca il cui scopo era quello di evidenziare se, nelle fantasie sessuali, vi fossero differenze a seconda del genere e se queste, soprattutto nelle donne, siano mutate in questi anni.

Più di 200 persone di nazionalità italiana, uomini e donne in un’età compresa tra i 19 e i 72 anni hanno partecipato alla ricerca. I metodi utilizzati erano diversi: interviste semi-strutturate, questionari online, focus group e un sito web creato appositamente per la ricerca.

Grazie ai dati raccolti, si può osservare che, mentre per alcuni uomini e donne gli stereotipi tipici del passato sembrano persistere ancora oggi, molte donne, invece, dimostrano una maggiore apertura mentale e un diverso approccio alla sessualità.

La sessualità e tutto ciò che ne consegue non è più qualcosa di cui non si piò parlare, qualcosa da nascondere, da reprimere o negare ma è qualcosa di cui non bisogna aver vergogna.

Un ulteriore dato, emerso da questo studio, riguarda anche le similarità delle fantasie sessuali in entrambi i generi; le più comuni sono: l’inversione di ruoli, dominio e sottomissione.

http://www.jsm.jsexmed.org/article/S1743-6095(17)30960-8/abstract