TABAGISMO: UNA DIPENDENZA PSICOFISICA

Parlare della dipendenza da fumo (tabagismo) può sembrare banale e molti penseranno di sapere tutto sull’argomento. Forse è vero, alcune cose si sanno ma è bene soffermarsi su alcuni aspetti e non sottovalutare gli effetti che il fumo causa e può causare.

Provate a riflettere a quante persone di vostra conoscenza facciano uso di sigarette o tabacco…sono molte vero?

Allora non vi dovrebbe sorprendere che, solamente in Italia, si registra un tasso di 12 milioni di persone affette da tabagismo (dipendenza da tabacco).

Ora, molti di voi potrebbero anche pensare che si tratti di fumatori abituali ma per potersi definire tali il consumo di sigarette deve limitarsi a meno di 5 pacchetti l’anno, come sostiene l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Una semplice e apparentemente innocua sigaretta può creare una dipendenza fisica e psicologicahttp://www.annamariagiancaspero.it/psicologia.html

La dipendenza fisica dipende principalmente dalla nicotina, una sostanza psicofisica, che fa provare sensazioni di piacere e rilassamento. Alla dipendenza fisica segue quella psicologica in quanto la sigaretta regala al fumatore un momento di relax e una valvola di sfogo contro le situazioni stressanti e momenti difficili.

Molti dei danni alla salute causati dal fumo si conoscono bene ma va anche ricordato che il tabagismo è la 1° causa di morte evitabile in occidente.

Oggi, grazie al lavoro di specialisti e professionisti, è possibile intraprendere un percorso di sostegno per smettere di fumare. Attenzione però, non si tratta semplicemente di spezzare una sigaretta in due e dire “ora basta”! Gli incontri mirano al sostegno motivazionale, alla consapevolezza della dipendenza e alla sua origine.

Smettere di fumare è possibile e soprattutto è possibile evitare di farsi tentare nuovamente dal vizio.

Il buon umore mantiene il cervello giovane

“Sorridi alla vita”: questo detto dovrebbe essere fonte di ispirazione per tutti.

Sorridere ed essere di buon umore nei confronti della vita è il giusto metodo per avere un cervello sempre giovane e per evitare l’insorgenza di sintomi depressivi.

Una ricerca svolta alla University of Sussex ha evidenziato l’impatto dei disturbi depressivi a lungo termine sulle abilità mentali degli individui che già fisiologicamente declinano anno dopo anno. Questa e altre ricerche suggeriscono che soffrire di disturbi depressivi porta ad una accelerazione del declino cognitivo.

Inoltre, la depressione può essere associata al restringimento di volume di alcune aree del cervello e in questo modo si avranno delle modifiche anatomico-strutturali da non sottovalutare.

E’ importante tenere conto di questi dati poiché, ad oggi, una persona su 5 soffre di “depressione”.

Mantenere un atteggiamento positivo aiuta il cervello a preservarsi dagli effetti del tempo e a combattere i sintomi depressivi.

http://www.popsci.it

Depressione e DNA

Al giorno d’oggi si sente parlare spesso di depressione ma molti non sanno effettivamente di cosa si tratti. La depressione è una patologia psicologica, precisamente un disturbo dell’umore che porta le persone a perdere interesse e piacere in ogni tipo di attività.

Le cause della depressione possono essere diverse: traumi, mancanza di fiducia e autostima, indice di massa corporea più alto, basso livello di istruzione, esperienze negative.

Un’altra delle cause che non va assolutamente tralasciata è il DNA: vi sono infatti 44 varianti genetiche che potrebbero aumentare il rischio di insorgenza della depressione.

Il merito di questa evidenza va a un gruppo di 200 ricercatori guidati da Cathryn Lewis e Gerome del King’s College di Londra che hanno analizzato il DNA di quasi 500.000 individui (135.000 con depressione e 344-000 senza).

Anche studi su gemelli dimostrano che il rischio di depressione talvolta è associato a fattori genetici.

Aver identificato dei geni significativi, associati sia alla depressione che alla schizofrenia, permette di condurre ricerche per aiutare chi soffre di questi disturbi.

La depressione è una patologia che non va sottovalutata e, oltre al supporto di familiari e parenti, è opportuno rivolgersi a degli specialisti che, insieme alla persona, elaboreranno un percorso terapeutico mirato a ritrovare l’interesse e il piacere verso le persone, le attività e in generale verso tutto ciò che la vita può offrire.

http://www.popsci.it/depressione-44-varianti-genetiche-ne-aumentano-il-rischio.html