IL SEDUTTORE SERIALE: CHI È?

Il seduttore seriale è una persona che vuole piacere a tutti i costi!

Il “piacere a tutti i costi” può, dunque, divenire una  dipendenza, paragonabile  a quella dell’alcol, del cibo, del lavoro.

Chi ne soffre è spinto ad affascinare e ammaliare il prossimo, traendo una gratificazione e  un compiacimento tale da incrementare la sua autostima. La persona che seduce in modo compulsivo ha bisogno di nutrire il suo ego e sentirsi continuamente apprezzata.

Il seduttore seriale, per riuscire nel suo intento, studia la persona nei gusti, nei bisogni, nelle preferenze, negli atteggiamenti e su questi fa leva per raggiungere il suo obiettivo: “ la seduzione”.

La sua finalità non è di tipo erotico o legata all’avere quanti più rapporti occasionali.

Il premio, infatti, è unicamente la soddisfazione di un’inesauribile spinta narcisistica.
Queste persone legano il proprio valore personale alla riuscita di “tali conquiste”; pertanto, sono dipendenti dalla risposta comportamentale altrui.

Come curare un seduttore seriale?

E’ necessario incrementare l’autostima con un percorso di sostegno  psicologico, in quanto spesso alla base di questo comportamento si nasconde un affetto negato o un riconoscimento non ottenuto dalle figure genitoriali, che inducono il seduttore al bisogno incessante di ammaliare, e sedurre.

Annamaria giancaspero

 

LE PERVERSIONI: UOMINI VS DONNE

La parola ‘perversione’ fa assumere un’espressione accigliata e di disapprovazione.

È un luogo comune considerare le perversioni come degli atti osceni o dei ‘disturbi’.

In realtà, ciascuno di noi può sviluppare delle perversioni e ciò non vuol dire non essere “normali”.

Molti psicologi sostengono che in tutti noi si riflettono delle forme di perversione.

Pare che le perversioni siano legate alle prime fasi dell’infanzia e ad alcuni eventi infantili che tutti sperimentiamo. Ad esempio, il masochismo, il feticismo, il sadomasochismo, l’esibizionismo, la sottomissione sono tendenzialmente perversioni che si originano dall’infanzia.

In persone che hanno vissuto dei traumi, seppure leggeri, in tenera età, la perversione assume un’accezione positiva in quanto permette di tenere sotto controllo emozioni pericolose e desideri distruttivi.

La perversione, però, non è sinonimo di patologia e tutti possiamo averne qualcuna.

I temi ricorrenti dal quale sembra originino le perversioni sono: i complessi edipici, la paura della donna-padrona che esercita il proprio controllo sull’uomo, la differenza fra i sessi.

Ma chi è più perverso? L’uomo o la donna?

Si è sempre pensato che le perversioni fossero sperimentate in misura maggiore dagli uomini. Nonostante le perversioni femminili non siano ancora state ampiamente indagate, si può comunque sostenere che le donne non sono meno perverse degli uomini, semplicemente lo sono in modo diverso.

Infatti, alcuni autori parlano della mania per lo shopping, dell’anoressia, della lettura compulsiva di romanzi d’amore e dell’atteggiamento servile come perversioni. Questo si deve principalmente al ruolo sociale della donna che generalmente, anche a causa di molti tabù, non si esprime in maniera esplicita a livello sessuale.

Quindi, è forse probabile che se l’immagine della donna e della sessualità femminile cambiasse, le donne apparirebbero perverse tanto quanto gli uomini.

A voi le riflessioni!

SENSATION SEEKING

Il sensation seeking è la continua ricerca di sensazioni sempre nuove ed intense.

I sensation seekers non vanno tanto alla ricerca del rischio, ma delle emozioni adrenaliniche che spesso solo situazioni rischiose possono dare.

Dei tipici esempi di attività pericolose intraprese dai sensation seekers possono essere gli sport estremi (come il bungee jumping) o anche l’assunzione di sostanze stupefacenti.

 

Come mai questa grande esigenza di sensazioni intense?

Di fronte a situazioni pericolose (le tipiche situazioni “fight or flight”, combatti o scappa), il nostro corpo mette in atto vari processi e in questo modo ci si sente più reattivi e pronti all’azione: ci si sente in qualche modo più vivi. Con il passare del tempo, provando sempre più esperienze pericolose la nostra mente dunque collegherà queste sensazioni piacevoli di invincibilità e potenza all’evento rischioso: solamente situazioni di pericolo potrannno stimolare quelle sensazioni tanto desierate.

L’adrenalina però, è efficace quando viene stimolata raramente: se viene messa in uso abitualmente, la soglia per la sua emissione si innalza. Ciò significa che un individuo può lentamente abituarsi ad uno stimolo pericoloso, stancarsene e andare alla ricerca di esperienze ancora più rischiose solo per provare quelle sensazioni piacevoli che le attività quotidiane non riescono più a provocare.

Il rischio è ovviamente quello di spingersi oltre i limiti e provocarsi seri danni fisici a causa di condotte spericolate e comportamenti malsani. Questo stile di vita può quindi mettere a repentaglio la vita del sensation seeker e di chi gli sta intorno.

 

Le caratteristiche fondamentali che contraddistinguono i sensation seekers sono sicuramente l’estrema facilità con cui si annoiano (non sopportano la routine, la monotonia) e la continua ricerca di esperienze sensoriali e mentali nuove e intense.

Sicuramente c’è da aspettarsi che il sensation seeker non sia la persona ideale con cui instaurare una relazione stabile: la sua intolleranza alla staticità non gli permette di essere soddisfatto avendo solo un partner, tendenzialmente preferisce condurre una vita sessuale più promiscua.

 

La continua ricerca di sensazioni adrenaliniche è nociva per il sensation seeker: ogni attività è destinata a risultare noiosa se ripetuta nel tempo, anche la più strana ed eccitante.

L’unica soluzione per tentare di uscire da questo tunnel del pericolo è quella di cercare di apprezzare la quotidianità nella sua semplicità. Sicuramente una vita comune è meno ricca di adrenalina di quanto non lo sia quella di un sensation seeker, ma porta molte emozioni diverse in più.

 

Risonanza magnetica e ipodesiderio

L’ipodesiderio, o mancanza di desiderio, è una patologia che colpisce sia uomini sia donne e  può avere conseguenze di vario tipo nella vita di coppia e personale.

Le cause da attribuire a questa patologia possono essere di natura fisiologica e psicologica.

Il centro del desiderio, nel nostro cervello, è il sistema limbico e lo dimostra uno studio condotto nel 2017 presso l’Università di Chicago (USA).

Scopo dello studio era di determinare quantitativamente le reti neurali coinvolte nell’ipodesiderio (HDSS) e quali regioni fossero associate al desiderio sessuale femminile.

Il metodo di ricerca prevedeva l’utilizzo di una tecnica di neuroimaging particolarmente sofisticata, la risonanza magnetica funzionale (fMRI).

I risultati ottenuti individuano il sistema limbico, la corteccia frontale e parietale quali zone del cervello che si attivano quando una donna prova desiderio. Pertanto, una disfunzione di queste aree è responsabile di un calo o mancanza di desiderio.

http://www.smr.jsexmed.org/article/S2050-0521(17)30083-5/fulltext

La durata di una relazione

La durata di una relazione può influenzare il desiderio sessuale?

La risposta è si. Un’interessante studio del 2010, condotto da Carvalheira, Brotto e Leal, vede come partecipanti 3867 donne e dimostra che il 42% delle donne che ha relazioni a lungo termine con il proprio partner, pratica attività sessuali pur non provando un forte desiderio. Invece, la percentuale diminuisce per le donne impegnate in relazioni a breve termine, mostrando un maggior grado di soddisfazione personale e con il partner.

Per ottenere questi risultati, è stato chiesto ai soggetti partecipanti di compilare un questionario suddiviso per aree tematiche. Lo scopo della ricerca verteva sull’esplorazione delle motivazioni che spingono la donna a praticare attività sessuali, a individuare la frequenza e i predittori della fantasia sessuale, il riconoscimento della pulsione sessuale e, infine, si è cercato di cogliere le possibili associazioni tra queste variabili.

I dati statistici spiegano che fattori come la religione, l’età, la durata di una relazione, la frequenza dell’orgasmo e la difficoltà ad eccitarsi sono significativamente associati alle fantasie sessuali.

Le motivazioni che spingono le donne a praticare attività sessuali sono diverse e i fattori sociali, ambientali e di contesto influiscono molto nella loro vita sessuale

http://www.jsm.jsexmed.org/article/S1743-6095(15)32979-9/fulltext

 

“Disturbo” di coppia

La coppia perfetta è quella che condivide tutto e che sta insieme “nella gioia e nel dolore” giusto?

E se una coppia si trovasse a dover condividere anche un disturbo di natura psichica?

Mi spiego meglio. Il DSM riporta un caso in cui ad una coppia viene diagnosticato il cosiddetto Disturbo Psicotico Condiviso, conosciuto anche come Follia-a-Due.

L’esempio riportato nel testo riguarda una coppia in cui la moglie lamenta un “problema di sesso”. Il marito riporta una storia per cui sembra che la moglie abbia diverse avventure extraconiugali con molti uomini diversi; la moglie si trova d’accordo con le affermazioni del marito ma dice di non ricordare mai queste avventure. Dunque, sembrava che la paziente non avesse alcun ricordo di questi incontri e che quindi soffrisse di “amnesia”.

Da un dialogo con i medici emerge che la paziente era in grado di ricordare solo due delle avventure extraconiugali, una avvenuta all’età di vent’anni e un’altra l’anno prima del ricovero e quest’ultima era stata programmata dal marito, il quale si trovava nella stessa casa al momento dell’incontro.

L’influenza del marito ha portato la paziente a credere di soffrire di amnesia; in realtà, spiega il DSM, il sistema delirante della paziente si è sviluppato a causa della stretta relazione con un’altra persona delirante, ovvero il marito. E’ per questo che si parla di Disturbo Psicotico Condiviso.

In casi come questo, la persona che ha adottato il sistema delirante dell’altro si sente danneggiata e riporta avvenimenti e disturbi che sono solo frutto di convinzioni proprie o del partner.

Anche una coppia, dunque, può influenzarsi negativamente, motivo per cui bisogna intervenire per ristabilire il benessere personale e della coppia stessa.