PASSIONE DI COPPIA: QUANTO è IMPORTANTE?

La passione, in una coppia, è un elemento cardine, quasi indispensabile.

Essa indica intesa e attrattività fisica, sessuale, emotiva… ma non solo!

Passione è anche rendersi attraenti per il proprio partner, essere desiderabili.

Si tratta di un concetto semplice ma spesso difficile da rispettare e mantenere.

La prima difficoltà è data dal considerare la passione esclusivamente legata all’esteriorità e quindi alla bellezza e all’aspetto fisico.

In realtà, essa può associarsi al ‘fascino’ cioè a quella caratteristica che rende interessanti senza necessariamente avere delle belle gambe o un addome scolpito.

Il fascino non conosce età, altezza, forma fisica…

Ogni coppia dovrebbe cercare di mantenere viva la ‘fiamma’ della passione.

Capita, però, che i partner cedano alla monotonia della routine, all’abitudine.

La monotonia si trasforma in noia e la noia genera insoddisfazione.

Ci sono anche coppie che non danno più importanza alla loro desiderabilità poiché ritengono che ormai la coppia è ormai consolidata e non bisogna più curare l’aspetto della passionalità.

Si tratta di quelle coppie che cominciano a dare tutto per scontato.

Questo è un errore fatale: nulla è scontato.

Le coppie dovrebbero sempre ricercare la passionalità, evolvere sessualmente ed emotivamente, cercare nuove forme di complicità e di piacere.

La passione non si sperimenta solo per un periodo. La passione va coltivata e mantenuta costantemente.

In questo modo la coppia sarà più coesa, più aperta al dialogo e alle novità e non sarà vittima della noia.

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CRIMINI E PERSONALITA’

Vi siete mai chiesti quanto la personalità possa incidere sulla scelta di commettere un crimine?

La personalità e i suoi eventuali disturbi possono essere determinanti in casi di atti criminali.

È ancor più determinante se entrambi i partner, in una coppia, hanno un disturbo di personalità.

Alcuni studi addirittura sostengono che una persona con problemi di mente tenta a cercare, inconsapevolmente, un partner altrettanto ‘malato’.

Una combinazione che potrebbe rivelarsi estremamente pericolosa è quella del narcisista che entra in relazione con un dipendente affettivo.

Un caso unione di queste due personalità si è verificata nel 2001, a Novi Ligure. È il famoso caso di Erika e Omar, colpevoli di omicidio della madre e del fratellino di lei.

Queste due categorie sono tra le più interessanti in termini di diagnosi psicopatologiche.

Una persona narcisista, in una relazione, spesso sente di entrare in sintonia con l’altro quando percepisce di avere il pieno controllo, di avere la devozione dell’altro, di essere quasi venerata.

Il dipendente affettivo, invece, è colui che è quasi sempre accondiscendente in quanto teme che anche un ‘no’ possa compromettere l’intera relazione. Il dipendente cerca a tutti i costi di ottenere il consenso dell’altra persona e si impegna per accontentare ogni suo capriccio.

E se il ‘capriccio’ fosse un crimine?

Dalle diverse notizie di cronaca susseguitesi negli anni, si sono registrati casi in cui delle coppie hanno commesso dei crimini. In prima battuta, la reazione comune è “erano malati”/ “con che coraggio hanno compiuto un tale gesto?”

La questione è molto delicata.

Grazie agli sviluppi della psicologia e della criminologia, negli anni è stato possibile indagare le cause di atti così crudeli.

Spesso, soprattutto se gli autori di un crimine erano in coppia, uno dei due se non entrambi soffrivano di un disturbo di personalità e la loro unione ha portato solo alla loro distruzione.

Si tratta di quegli amori totalizzanti che rischiano di diventare pericolosi per sé e per gli altri.

La personalità, seppur sembra solo un elemento che ci distingue gli uni dagli altri, in realtà ha una forte influenza nella nostra vita.

La scelta di un partner non è certamente facile e non sempre si riescono a cogliere tutte le sfaccettature della personalità. Pertanto, è bene tentare di conoscere quanto più possibile l’altro, di essere disponibili al dialogo e di capire quanti più aspetti possibili del carattere e della personalità dell’altro.

 

Fonte:

  1. Adolfo Ceretti, docente criminologia, Unimib
  2. Federica Lanzafame, studentessa di psicologia, Unimib

CONFLITTI DI COPPIA

I conflitti sono normali nella coppia. C’è addirittura chi dice che litigare riduca la monotonia.

I conflitti e le discussionpossano rappresentare un momento di riflessione, conoscenza tra i partner, confronto e crescita della coppia.

Tuttavia, le discussioni si trasformano in una sfida in cui si cerca a tutti i costi di avere ragione.

In molti avrete sperimentato una situazione del genere.

Tutti però concorderete che l’ardua lotta a chi ha più ragione si traduce spesso in una sconfitta per entrambi.

Se la discussione è particolarmente animata si rischia di svuotarsi di ogni sentimento e di annientare psicologicamente sé stesso e l’altro.

Quando, in questi casi, ci si rivolgono accuse o parole pesanti, si cerca poi di rimediare ricorrendo a frasi molto comuni. Ricordiamo ad esempio ‘l’ho detto in un momento di rabbia’, ‘non lo pensavo veramente’.

Queste frasi spesso non aiutano e celano in realtà parole ed emozioni mai esternate.

Ciò dimostra quanto il dialogo sia fondamentale, soprattutto in una coppia.

Bisogna avere il coraggio di esprimersi, di dire ciò che non va e di esternare le proprie idee ed emozioni.

In un conflitto, poi, è importante confrontarsi serenamente, ascoltando l’altro con attenzione e senza porsi sulla difensiva.

Amore è anche dialogo, tolleranza, maturità, ascolto e volontà di crescere insieme.

I conflitti, che sono assolutamente normali, vanno risolti nel minor tempo possibile.

I partner, così, dimostreranno di amarsi veramente e di voler continuare un percorso di vita insieme ricco di felicità, sincerità, amore e pazienza.

L’IMPORTANZA DELLE RELAZIONI

Le relazioni sociali aumentano la probabilità di sopravvivenza del 50%: questo è quanto affermano alcuni ricercatori della Brigham Young University.

Sembra che le relazioni abbiano un’influenza, positiva e negativa, sul cancro, problemi cardiaci, depressione e dipendenze.

Le relazioni, inoltre, hanno un notevole effetto sul sistema endocrino, sul sistema immunitario e sul sistema nervoso.

Soprattutto le relazioni d’amore migliorano l’umore, riducono ansia, aggressività, rabbia, depressione e il rischio di infarti.

Insomma, le relazioni influenzano non solo il nostro benessere psicologico ma anche quello fisico.

Molti ricercatori sottolineano l’importanza di creare delle reti sociali solide e stabili sin da bambini.

I bambini che instaurano legami positivi con la famiglia e i pari avranno più possibilità di rafforzare questi legami e di crearne di nuovi.

In questo modo, le relazioni che instaureranno amichevolmente e sentimentalmente avranno più possibilità di essere soddisfacenti e di influenzare la vita della persona positivamente.

Le relazioni migliorano l’umore, aumentano le capacità di gestione dei problemi, aiutano ad avere più consapevolezza di sé stessi ed evitano l’isolamento.

Costruire delle relazioni è importante non solo per i bambini ma anche per gli adulti e gli anziani.

Da alcune statistiche risulta che gli anziani si ritengono soddisfatti delle loro reti sociali e più predisposti a interagire e mantenere vivi i rapporti.

Tuttavia, sono anche più suscettibili alla solitudine in quanto molti amici e familiari potrebbero non esserci più.

È importante sottolineare, però, che proprio la solitudine potrebbe rappresentare la spinta a ricercare nuove amicizie.

Nella nostra vita incontriamo molte persone e i rapporti che si creano possono essere più o meno duraturi. Più saranno le interazioni positive con gli altri, più saremo soddisfatti della nostra vita, della nostra salute fisicae soprattutto mentale.

Fonte: American Psychological Association

L’IMPORTANZA DI STIMARE SE STESSI

Stimarsi  vuol  anche dire accettarsi e volersi bene.

La stima di sé è legata al giudizio che attribuiamo a noi stessi e non al giudizio degli altri.

Infatti, molte volte, è proprio il nostro giudizio a compromettere il nostro equilibrio e il nostro livello di soddisfazione.

Ci sono persone che, nonostante godano della stima famigliare, degli amici e/o del partner, non hanno un’elevata stima di sé e si sentono inadeguate.

Questo è un esempio di come sia più importante il giudizio personale piuttosto che quello altrui.

Il livello di stima personale è proporzionale all’ambizione, alla sicurezza e all’intraprendenza.

Tanto più ci stimiamo, tanto più crederemo nelle nostre capacità e affronteremo la vita con meno difficoltà. Inoltre, tenderemo a instaurare volentieri dei rapporti di amicizia e penseremo di meritare l’amore.

Viceversa, chi ha poca stima di sé, sarà quasi sempre critico nei propri confronti e insoddisfatto circa ogni obiettivo raggiunto.

La stima di sé riguarda aspetti importanti della propria vita.

Lavorare sulla propria stima è fondamentale per far sì che si possa condurre una vita felice.

Sviluppare un’elevata stima di sé aiuta le persone a prendere decisioni adeguate, a non affidarsi completamente agli altri, ad essere indipendente e credere nelle proprie capacità.

Chi non si stima abbastanza dovrebbe interrogarsi sulle motivazioni della propria insoddisfazione e, se necessario, chiedere aiuto ad uno specialista per cercare di acquisire maggiore consapevolezza di sé e imparare a stimarsi.

Dr. ssa Annamaria Giancaspero

SI O NO ALL’ ALTA INFEDELTA’?

Si, avete capito bene: parliamo di tradimenti.

In particolare, ci concentreremo su chi perdonerebbe o meno un tradimento.

C’è chi penserà che accettare e perdonare un tradimento sia da pazzi e c’è chi, invece, penserà, che a seconda dei casi, una seconda possibilità va concessa a tutti.

Approfondiamo le motivazioni che stanno alla base dell’una e dell’altra scelta.

Sicuramente scoprire un tradimento è un’esperienza che nessuno vorrebbe provare, eppure può succedere.

Persone con una forte determinazione, molto decise e convinte delle proprie idee e dei propri valori difficilmente perdonerebbe un tradimento.

Chi invece ha un carattere meno forte, è più malleabile, sensibile e più insicuro/a potrebbe invece essere disposto a perdonare.

Variabili fondamentali nella scelta di concedere o meno una seconda chance sono: durata della relazione, eventuali tradimenti precedenti, giudizio sociale, presenza/assenza di figli, fiducia nel superamento di quanto accaduto, volontà del ‘traditore/traditrice’ di recuperare, grado di dipendenza dal/dalla partner.

Oltre a queste motivazioni bisognerebbe capire anche il perché del tradimento ed interrogarsi sull’andamento della relazione con il/la partner.

Decidere di perdonare o meno è una scelta personale, più o meno condivisibile.

Ciò che importa è che la persona in questione possa ristabilire il proprio benessere e faccia la scelta che più la rende felice.

Tuttavia, chi ha scoperto un tradimento potrebbe manifestare un senso di confusione. In questi casi si può decidere di intraprendere una terapia di coppia per ristabilire l’equilibrio perduto.

L’ANORESSIA… SESSUALE

L’anoressia è un disturbo del comportamento alimentare che in molti conoscono ma non tutti, invece, sanno cosa sia l’anoressia sessuale.

Mentre l’anoressia (nervosa) consiste in un rifiuto sistematico del cibo, l’anoressia sessuale è un disturbo che porta al rifiuto di attività sessuali e alla mancanza di fantasie e pensieri erotici.

L’anoressia sessuale può colpire indistintamente uomini e donne e le cause possono essere di varia natura: traumi psicologici, abusi, scarsa autostima, litigi costanti nella coppia, stress, monotonia e molto altro ancora.

Per parlare di disturbo da anoressia sessuale occorre che alcuni sintomi si manifestino continuamente per almeno 6 mesi. I sintomi possono essere: fantasie sessuali e erotiche assenti, mancata eccitazione, mancati tentativi o rifiuto di approcciarsi al partner e ricercare l’attività sessuale.

Il primo passo per affrontare l’anoressia sessuale è sicuramente acquisire consapevolezza del disturbo e poi cercare di capirne la causa. Se autonomamente non si riesce nell’intento di individuare la causa e di trovare dei possibili rimedi, l’aiuto di uno specialista è certamente consigliato. La terapia prevedrà di individuare le cause, di indagare il tipo di relazioni amicali e/o amorose, il vissuto del/la paziente e decidere insieme l’obiettivo e le strategie migliori per affrontare il disturbo e riacquistare il benessere precedentemente smarrito.

Fonte: ISSM- International Society for Sexual Medicine

Matrimoni bianchi

Sapevate cosa sono i matrimoni bianchi?

Per chi non lo sapesse, i cosiddetti matrimoni bianchi sono i matrimoni non consumati.

Vi chiederete come mai possa accadere che una coppia sposata non pratichi sesso durante la propria vita coniugale e quali possano essere le motivazioni.

Mentre negli anni passati si riteneva che la principale causa dei matrimoni bianchi fosse l’impotenza maschile o il vaginismo femminile, oggi invece, si sa che le cause vanno ricercate in entrambi i partner e nel loro rapporto: è consigliabile, infatti, una terapia di coppia e non individuale. La maggior parte di donne vaginiste, ovvero donne che provano dolore nell’essere penetrate, ha mariti molto accondiscendenti e premurosi che quindi desistono all’idea di avere un rapporto sessuale.

Seppur si pensi che il fenomeno dei matrimoni bianchi riguardi poche coppie, in realtà non è così; basti pensare che in Italia sono state accertate ventimila coppie e soprattutto coppie giovani.

Il problema principale di queste coppie è il timore di chiedere aiuto e di esternare il proprio problema. Questo atteggiamento fa sì che il matrimonio non venga consumato per mesi o addirittura anni.

Il motivo per il quale le coppie decidono di rivolgersi ad uno specialista dopo anni di silenzio, insoddisfazione, fobie e ansia, è il desiderio di voler mettere al mondo un figlio. Questa necessità spinge marito e moglie ad intraprendere una terapia di coppia che li aiuti sia ad avere un bambino che a superare i loro problemi e vivere una vita coniugale serena e soddisfacente.

@annamariagiancaspero

Desiderio e durata delle relazioni

La durata di una relazione può influenzare il desiderio sessuale?

La risposta è si. Un interessante studio del 2010, condotto da Carvalheira, Brotto e Leal, vede come partecipanti 3867 donne e dimostra che il 42% delle donne che ha relazioni a lungo termine con il proprio partner, pratica attività sessuali pur non provando un forte desiderio. Invece, la percentuale diminuisce per le donne impegnate in relazioni a breve termine, mostrando un maggior grado di soddisfazione personale e con il partner.

Per ottenere questi risultati, è stato chiesto ai soggetti partecipanti di compilare un questionario suddiviso per aree tematiche. Lo scopo della ricerca verteva sull’esplorazione delle motivazioni che spingono la donna a praticare attività sessuali, a individuare la frequenza e i predittori della fantasia sessuale, il riconoscimento della pulsione sessuale e, infine, si è cercato di cogliere le possibili associazioni tra queste variabili.

I dati statistici spiegano che fattori come la religione, l’età, la durata di una relazione, la frequenza dell’orgasmo e la difficoltà ad eccitarsi sono significativamente associati alle fantasie sessuali.

Le motivazioni che spingono le donne a praticare attività sessuali sono diverse e i fattori sociali, ambientali e di contesto influiscono molto nella loro vita sessuale.

http://www.jsm.jsexmed.org/article/S1743-6095(15)32979-9/fulltext