SI O NO ALL’ ALTA INFEDELTA’?

Si, avete capito bene: parliamo di tradimenti.

In particolare, ci concentreremo su chi perdonerebbe o meno un tradimento.

C’è chi penserà che accettare e perdonare un tradimento sia da pazzi e c’è chi, invece, penserà, che a seconda dei casi, una seconda possibilità va concessa a tutti.

Approfondiamo le motivazioni che stanno alla base dell’una e dell’altra scelta.

Sicuramente scoprire un tradimento è un’esperienza che nessuno vorrebbe provare, eppure può succedere.

Persone con una forte determinazione, molto decise e convinte delle proprie idee e dei propri valori difficilmente perdonerebbe un tradimento.

Chi invece ha un carattere meno forte, è più malleabile, sensibile e più insicuro/a potrebbe invece essere disposto a perdonare.

Variabili fondamentali nella scelta di concedere o meno una seconda chance sono: durata della relazione, eventuali tradimenti precedenti, giudizio sociale, presenza/assenza di figli, fiducia nel superamento di quanto accaduto, volontà del ‘traditore/traditrice’ di recuperare, grado di dipendenza dal/dalla partner.

Oltre a queste motivazioni bisognerebbe capire anche il perché del tradimento ed interrogarsi sull’andamento della relazione con il/la partner.

Decidere di perdonare o meno è una scelta personale, più o meno condivisibile.

Ciò che importa è che la persona in questione possa ristabilire il proprio benessere e faccia la scelta che più la rende felice.

Tuttavia, chi ha scoperto un tradimento potrebbe manifestare un senso di confusione. In questi casi si può decidere di intraprendere una terapia di coppia per ristabilire l’equilibrio perduto.

DIPENDENZA AFFETTIVA: COS’è?

La dipendenza affettiva è un disturbo mentale per cui ci si affida completamente ad un’altra persona.

La dipendenza affettiva porta il paziente a non credere nelle proprie capacità e abilità tanto da convincersi di doversi affidare completamente a qualcun altro per sentirsi apprezzato.

Pensare che il proprio benessere dipenda da un altro fa sì che venga meno la fiducia personale, l’autostima e la capacità di decidere autonomamente.

Le cause che portano a sviluppare la dipendenza affettiva possono essere diverse: metodo educativo dei genitori, eccessiva presenza/assenza genitoriale, abusi sessuali e/o psicologici.

Qualunque sia la causa, la persona con dipendenza affettiva vivrà con la paura costante di essere rifiutata, di non essere mai abbastanza, di non meritare l’amore.

Un disturbo di questo tipo porta il paziente ad annullare sé stesso per diventare schiavo del partner piegandosi ad ogni sua decisione, anche andando contro la sua stessa volontà.

E’ evidente che si tratta di una dipendenza al pari di quella da droghe e sostanze.

Le dipendenze possono rappresentare una minaccia per l’equilibrio psicofisico della persona e possono essere un ostacolo nella vita quotidiana.

In questi casi l’intervento psicologico è fondamentale per indagare le cause del disturbo e per superarlo.

L’indipendenza, la fiducia nelle proprie capacità, l’autostima e l’amor proprio sono requisiti fondamentali per il benessere e la felicità di una persona.

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BDSM: DOLORE O PIACERE?

La maggior parte di voi conoscerà certamente Christian Grey e i suoi gusti più o meno discutibili. Ecco, la pratica da lui messa in atto con la dolce Anastasia Steele è il BDSM: ne avete mai sentito parlare?

Si tratta di un particolare tipo di attività sessuale che prevede diverse pratiche.

L’acronimo BDSM sta per Bondage/Disciplina, Dominazione/Sottomissione e Sadismo/Masochismo.

Il BDSM è un’esperienza sicura e consensuale.  Entrambe le parti sono consenzienti dei ruoli che verranno interpretati e delle pratiche che verranno messe in atto.

I principali ruoli che si possono assumere sono quelli del dominatore (o dominatrice) e del sottomesso/a.

I ruoli dei partner  nella pratica BDSM non sono mantenuti fissi ma possono essere interscambiabili, effettuando il cosiddetto “switch”.

Le pratiche del BDSM sono innumerevoli, si va da quelle più “soft” come il bondage a quelle più violente come la disciplina domestica.  Il Bondage consiste nell’immobilizzare il partner con corde, manette o altri oggetti. La disciplina domestica, invece, è una pratica nella quale il/la sottomesso/a dovrà obbedire a tutti gli ordini del dominatore, in caso contrario verrà “punito/a” fisicamente.

Da un recente sondaggio è emerso che gli italiani preferiscano il bondage come pratica BDSM e a seguire vi sono giochi con frusta e spanking (sculacciate); torture, giochi di ruolo e umiliazioni sembrano invece essere pratiche meno ricorrenti e per la quale si nutre poco interesse.

E’ però importante ricordare che, nonostante il BDSM sia una pratica sicura e consensuale, possono comunque verificarsi degli incidenti.

Infatti, nei casi più rischiosi vengono utilizzate sostanze e strumenti potenzialmente pericolosi, quali cera, ghiaccio, sostanze chimiche, elettrodi o guaine.

Per questo motivo il sottomesso e il dominatore si mettono d’accordo scegliendo una “safe word ovvero una parola che funge da “campanello d’allarme” per comunicare al dominatore di fermarsi quando il gioco diventa pericoloso e doloroso.

Prese le giuste precauzioni, il BDSM è una pratica che può rendere il rapporto sessuale più eccitante e potrebbe aiutare a rompere la monotonia.

Inoltre, la natura rischiosa del BDSM potrebbe addirittura aumentarne il piacere.

SENSATION SEEKING

Il sensation seeking è la continua ricerca di sensazioni sempre nuove ed intense.

I sensation seekers non vanno tanto alla ricerca del rischio, ma delle emozioni adrenaliniche che spesso solo situazioni rischiose possono dare.

Dei tipici esempi di attività pericolose intraprese dai sensation seekers possono essere gli sport estremi (come il bungee jumping) o anche l’assunzione di sostanze stupefacenti.

 

Come mai questa grande esigenza di sensazioni intense?

Di fronte a situazioni pericolose (le tipiche situazioni “fight or flight”, combatti o scappa), il nostro corpo mette in atto vari processi e in questo modo ci si sente più reattivi e pronti all’azione: ci si sente in qualche modo più vivi. Con il passare del tempo, provando sempre più esperienze pericolose la nostra mente dunque collegherà queste sensazioni piacevoli di invincibilità e potenza all’evento rischioso: solamente situazioni di pericolo potrannno stimolare quelle sensazioni tanto desierate.

L’adrenalina però, è efficace quando viene stimolata raramente: se viene messa in uso abitualmente, la soglia per la sua emissione si innalza. Ciò significa che un individuo può lentamente abituarsi ad uno stimolo pericoloso, stancarsene e andare alla ricerca di esperienze ancora più rischiose solo per provare quelle sensazioni piacevoli che le attività quotidiane non riescono più a provocare.

Il rischio è ovviamente quello di spingersi oltre i limiti e provocarsi seri danni fisici a causa di condotte spericolate e comportamenti malsani. Questo stile di vita può quindi mettere a repentaglio la vita del sensation seeker e di chi gli sta intorno.

 

Le caratteristiche fondamentali che contraddistinguono i sensation seekers sono sicuramente l’estrema facilità con cui si annoiano (non sopportano la routine, la monotonia) e la continua ricerca di esperienze sensoriali e mentali nuove e intense.

Sicuramente c’è da aspettarsi che il sensation seeker non sia la persona ideale con cui instaurare una relazione stabile: la sua intolleranza alla staticità non gli permette di essere soddisfatto avendo solo un partner, tendenzialmente preferisce condurre una vita sessuale più promiscua.

 

La continua ricerca di sensazioni adrenaliniche è nociva per il sensation seeker: ogni attività è destinata a risultare noiosa se ripetuta nel tempo, anche la più strana ed eccitante.

L’unica soluzione per tentare di uscire da questo tunnel del pericolo è quella di cercare di apprezzare la quotidianità nella sua semplicità. Sicuramente una vita comune è meno ricca di adrenalina di quanto non lo sia quella di un sensation seeker, ma porta molte emozioni diverse in più.

 

GELOSIA ed INFEDELTA’

Cos’è la gelosia? La gelosia non è altro che il sentimento che proviamo quando crediamo o siamo sicuri di perdere una persona a noi cara a causa di altri.

la gelosia  è primordiale,  e strettamente legata al senso del possesso.

È un sentimento che ha prima di tutto dei risvolti emotivi interni, dai più semplici come ad esempio la tristezza, la rabbia,  il dolore ai più complessi come la preoccupazione, l’autoaccusa, il rancore, e la paura dell’abbandono. Ma come si può manifestare la gelosia?

La gelosia può manifestarsi anche esternamente, attraverso diversi gesti, alcuni innocui come piangere, parlare del problema o usare l’umorismo, altri più aggressivi come urlare, vendicarsi o fino ai casi estremi, usare violenza.

Quindi la gelosia è solo un sentimento negativo?

Assolutamente no

Il più delle volte tentiamo di nasconderla, ma la gelosia ha un ruolo importante nelle relazioni e può addirittura essere “sfruttata” come potente afrodisiaco per riaccendere il desiderio nella coppia.

Dunque, un po’ di gelosia può essere di aiuto. Ma cosa succede quando la gelosia diventa patologica? Purtroppo, in certi casi le conseguenze possono essere devastanti.

Lo testimonia l’aumento esponenziale di delitti passionali: nella maggior parte dei casi è l’uomo l’autore dell’omicidio, ma talvolta anche le donne, arrivano ad uccidere per gelosia.

Uomini e donne sono quindi gelosi nello stesso modo? Quando parliamo di gelosia, non ci sono molte differenze tra i due sessi, piuttosto potremmo dire che il modo in cui questo sentimento viene espresso dipende dalla personalità dell’individuo.

Senz’altro uno dei motivi principali per cui si prova gelosia nei confronti di qualcuno è l’infedeltà.

Oggi, essere infedeli è senz’altro molto più semplice rispetto al passato. La tecnologia è di grande aiuto in questo, ci sono migliaia di siti e applicazioni creati appositamente per cercare un partner sessuale, alcuni addirittura ideati proprio per incontri extraconiugali.

Ma quali sono le ragioni per cui si è infedeli?

I motivi sono molti e cambiano tra uomini e donne.

Negli uomini i problemi più comuni riguardano l’immaturità (il non avere esperienza e quindi non rendersi conto delle conseguenze dell’infedeltà), l’insicurezza (non sentirsi all’altezza) e l’incapacità di reprimere l’impulso sessuale e la mancanza del senso di responsabilità.

Nelle donne invece spesso subentrano la bassa autostima, la solitudine (mancanza di sesso e intimità con il partner) e le aspettative (o pretese) irrealistiche nei confronti del compagno.

Un altro possibile motivo di infedeltà che riguarda entrambi i sessi può essere l’incapacità di porre fine ad una relazione: ad esempio “voglio che questa relazione finisca, quindi tradisco mio marito (o mia moglie) per costringerlo a lasciarmi”.

Le cause dell’infedeltà sono quindi tantissime, talvolta complesse.

L’infedeltà può essere divisa in tre categorie. La prima riguarda l’esplorazione sessuale, il tradimento per puro piacere fisico e senza alcun coinvolgimento sentimentale: spesso chi tradisce in questo modo pensa che solamente perchè l’atto sessuale non ha valore emotivo allora non si può davvero parlare di tradimento. Avere rapporti sessuali al di fuori della coppia diventa quindi un normale passatempo per divertirsi, non molto diverso da altri sport o attività.

La seconda categoria potremmo definirla come quella degli “amici di letto”, riguarda quelle persone che, a differenza degli “esploratori sessuali”, hanno rapporti abituali con una ristretta cerchia di partners (sempre senza coinvolgimento emotivo). Può capitare che ci sia una vaga amicizia tra traditore e amante, ma la loro relazione si basa quasi esclusivamente sul sesso.

L’ultimo tipo di infedeltà (forse la più grave agli occhi di chi viene tradito) è il tradimento “romantico”, in cui il traditore è attratto sia sessualmente che emotivamente da un’altra persona.

Detto questo, qualsiasi tipo di infedeltà è devastante per chi viene tradito, sia che si tratti di un solo incontro con una persona conosciuta in un bar sia che si tratti di una storia di lunga durata.

Non è tanto il rapporto sessuale in sé che ferisce la persona tradita, ma tutti i segreti e le bugie che demoliscono la fiducia nella coppia.

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La chiave del successo

Ritengo che una delle chiavi vincenti sia conoscere se stessi; per imparare a rapportarsi al mondo,
per vivere serenamente, per affrontare la quotidianità sotto un’altra veste,

…..imparare a relazionarci con gli altri, è una conseguenza.

Quindi il primo obiettivo è la conoscenza di se stessi.
I nostri limiti, i difetti, le nostre capacità, i nostri obiettivi, i nostri desideri, i nostri bisogni.
Spesso rimaniamo coinvolti nella realtà, nella quotidianità.
Non è necessario fare voli pindarici e quindi distaccarci dalla realtà che ci circonda, ma razionalizzare il nostro comportamento, prendendo coscienza di quanto spesso siamo condizionati e influenzati dall’ambiente, dalla società, dalla famiglia in cui viviamo.

Certamente, se andiamo indietro nel tempo e pensiamo alla nostra infanzia, ci renderemo conto che in una determinata situazione della nostra vita avremmo voluto comportarci in un determinato modo, ma per compiacere a un’esigenza sociale, per compiacere a una richiesta genitoriale, abbiamo assunto un determinato tipo di comportamento

Questo comportamento, da un lato ci ha permesso di ottenere una gratificazione nei confronti dei genitori, ma da un’ altro punto di vista ha iniziato a tessere nella nostra interiorità una sorta di insoddisfazione personale che si è accumulata nel tempo.
Spesso non ce ne rendiamo conto, e viviamo con una forte insoddisfazione a cui non sappiamo riconoscere una giusta collocazione.

Non tutte le persone sono disposte a voler conoscere loro stesse, in quanto è un atto che comporta una sorta di sacrificio, coraggio, e non tutti sono disposti a farlo.

E’ preferibile non guardarsi dentro e giustificare il proprio comportamento, la propria insoddisfazione personale, come causa e conseguenza di un mondo che non ci comprende.

Un individuo che per sua natura sceglie di non voler conoscere se stesso, potrebbe essere definito un debole o un individuo che è stato talmente condizionato durante la crescita da un determinato tipo di condizionamento, rigidità familiare, rigidità mentale per cui si è stereotipato in lui ciò che l’ambiente richiede, subendo di conseguenza la quotidianità, senza neanche rendersene conto.

Dr.ssa Annamaria Giancaspero

Amore e Gelosia

La gelosia è un un’emozione che caratterizza molto le relazioni d’amore.

C’è chi dice di avere partner troppo gelosi e chi, invece, dice di non provare gelosia nei confronti della persona amata.

Sembra dunque che la gelosia abbia diverse sfaccettature e diversi modi di essere vissuta e interpretata.

E’ sicuramente vero che una piccola dose di gelosia fa sempre piacere, ci fa sentire amati e desiderati e conferisce stabilità alla relazione. Tuttavia, livelli esagerati di gelosia possono poi portare a eventi spiacevoli quali aggressioni, violenze domestiche, suicidi e omicidi.

Da un punto di vista fisiologico, studi fMRI dimostrano che l’incremento di gelosia è associato ad una maggiore attivazione della parte ventro-mediale della corteccia prefrontale.

La percezione della gelosia può essere diversa a seconda che la relazione stia per cominciare o duri già da diverso tempo: dal desiderio iniziale di ottenere qualcosa che non si ha si passa, dunque, alla paura di perdere qualcosa che già si ha.

La gelosia, così come altre emozioni complesse, può dipendere e scaturire da una serie di eventi, pensieri e situazioni; tra questi, i più importanti sono: il modo di percepire la relazione, l’impegno nella relazione, le aspettative circa l’evolversi della relazione e la fiducia.

Quando in una coppia la gelosia fa da padrona, è necessario intervenire. Il silenzio non è mai d’aiuto anzi, genera maggiore sofferenza.

Intraprendere una terapia individuale o di coppia permette di capire l’origine del problema e da la possibilità di trovare delle soluzioni per ristabilire l’equilibrio della coppia o della persona in generale.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4895349/

Depressione e DNA

Al giorno d’oggi si sente parlare spesso di depressione ma molti non sanno effettivamente di cosa si tratti. La depressione è una patologia psicologica, precisamente un disturbo dell’umore che porta le persone a perdere interesse e piacere in ogni tipo di attività.

Le cause della depressione possono essere diverse: traumi, mancanza di fiducia e autostima, indice di massa corporea più alto, basso livello di istruzione, esperienze negative.

Un’altra delle cause che non va assolutamente tralasciata è il DNA: vi sono infatti 44 varianti genetiche che potrebbero aumentare il rischio di insorgenza della depressione.

Il merito di questa evidenza va a un gruppo di 200 ricercatori guidati da Cathryn Lewis e Gerome del King’s College di Londra che hanno analizzato il DNA di quasi 500.000 individui (135.000 con depressione e 344-000 senza).

Anche studi su gemelli dimostrano che il rischio di depressione talvolta è associato a fattori genetici.

Aver identificato dei geni significativi, associati sia alla depressione che alla schizofrenia, permette di condurre ricerche per aiutare chi soffre di questi disturbi.

La depressione è una patologia che non va sottovalutata e, oltre al supporto di familiari e parenti, è opportuno rivolgersi a degli specialisti che, insieme alla persona, elaboreranno un percorso terapeutico mirato a ritrovare l’interesse e il piacere verso le persone, le attività e in generale verso tutto ciò che la vita può offrire.

http://www.popsci.it/depressione-44-varianti-genetiche-ne-aumentano-il-rischio.html