STRESS NEI BAMBINI

Ebbene sì, lo stress colpisce anche i bambini.

Si tratta di una reazione sempre più frequente tra i più piccoli, i quali manifestano malattie e problemi emotivi legati allo stress.

Gli adulti sono in grado di fronteggiare gli effetti di una pressione esterna. I bambini, invece, non dispongono delle capacità necessarie per adattarsi allo stress.

Inoltre, spesso i bambini non sono consapevoli della situazione stressante tanto da ritenere di stare poco bene o di provare emozioni negative.

Le cause dello stress nei bambini sono diverse.

  1. Aspettative degli adulti. Spesso, i genitori si sentono insoddisfatti e richiedono standard di rendimento elevati. I genitori, così, tentano di essere soddisfatti vivendo di luce riflessa.
  2. Genitori/ adulti stressati. I bambini che vivono in un ambiente familiare o scolastico stressante incontreranno difficoltà ad affrontare diverse problematiche, ad esternare le loro emozioni e a vivere serenamente. È stato anche dimostrato che le donne in gravidanza, se particolarmente stressate o depresse, potrebbero compromettere l’equilibrio del nascituro.
  3. Poco tempo dedicato ai bambini. Le generazioni di oggi sono impegnate in svariate attività, scolastiche e non. Calcetto, danza, canto, nuoto, compiti, lavori di gruppo, musica… le attività svolte dai bambini sono sicuramente fondamentali, tuttavia, se eccessive, compromettono lo sviluppo di interazioni sociali positive e dei momenti di condivisione

Se già da bambini si sperimenta un tale livello di stress, le generazioni future non saranno in grado di godere di benessere psico-fisico e lamenteranno diverse problematiche.

A voi le riflessioni…

Fonte: obesità.it

LA SEDENTARIETA’ NUOCE ALLA MEMORIA

Condurre una vita sedentaria è dannoso per diversi motivi quali il rischio di aumentare di peso, sviluppare il diabete o malattie cardiovascolari.

Ma non solo!

Stare troppo tempo seduti, comodamente sdraiati sul divano per ore, essere prevalentemente sedentari è dannoso anche per la memoria.

Un interessante studio americano dimostra che la sedentarietà provoca dei cambiamenti in una specifica area del cervello.

Nello specifico, l’area coinvolta è il lobo temporale mediale che è responsabile della formazione di nuove memorie.

Grazie alla risonanza magnetica, è stato possibile scoprire che un comportamento sedentario porta all’assottigliamento del lobo temporale mediale che compromette la memoria.

In questi casi, l’eccessiva attività fisica non compenserà gli effetti dannosi della sedentarietà sul cervello.

L’assottigliamento del lobo temporale potrebbe anche essere un precursore del declino cognitivo e della demenza.

Ovviamente vi sono altre variabili importanti che vanno tenute in considerazione e che sono oggetto di studio in relazione alla sedentarietà: peso, razza, salute mentale, stile alimentare, genere.

Nonostante la mancanza di ulteriori evidenze scientifiche, possiamo però affermare che diminuire il proprio livello di sedentarietà gioverà alla salute fisica e soprattutto mentale.

Infatti, una vita più attiva e movimentata è associata ad un migliore stato di salute in età matura e ad una minore probabilità di insorgenza di malattie.

Fonte: Popular Science

IL SESSO: UN’ARMA CONTRO L’INVECCHIAMENTO

Avere una vita sessuale attiva e appagante aiuta ad essere felici e soddisfatti.

Oltre alle proprietà benefiche che il sesso ha sulla nostra salute, sembra anche che rappresenti l’elisir di lunga vita per le donne.

L’Università della California ritiene infatti che fare l’amore almeno una volta a settimana allunghi la vita delle donne.

Secondo gli studiosi dell’Università della California, le donne che hanno rapporti con il proprio partner almeno una volta a settimana, presentano dei telomeri più lunghi.

I telomeri sono le estremità ‘protettive’ del DNA associati ad un più lento invecchiamento e ad una maggiore durata della vita.

Pare, dunque, che ci sia un legame tra l’intimità sessuale e i telomeri più lunghi.

Si tratta di un legame che è indipendente dalla presenza o meno di conflitti nella coppia o dalla soddisfazione della relazione.

Tuttavia, questi ultimi fattori sono fondamentali in una relazione.

Se, da una parte, il sesso allunga la vita, dall’altra però non è l’unico fattore a determinare la felicità o la stabilità di una coppia.

COSA SPINGE LE DONNE A DESIDERARE UNA GRAVIDANZA ?

Diventare mamma è un’esperienza unica e sicuramente bellissima.

Ma perché le donne sono spinte dal desiderio di mettere al mondo un bambino?

Le motivazioni, soprattutto oggi, possono essere diverse.

La principale motivazione dovrebbe essere il coronamento dell’amore di una coppia.

Tuttavia, oggi, le motivazioni sono anche altre.

La prima potrebbe essere la voglia di sentirsi realizzate in quanto donne.

Una donna attraversa diverse fasi nella sua vita e una delle più alte forme di realizzazione potrebbe essere quella di diventare madre.

Altro motivo che spinge le donne a procreare è il tentativo di consolidare il rapporto con il marito/partner.

Molte coppie, anche sposate, possono attraversare dei momenti di crisi e di incomprensione.

Si pensa a volte che mettere al mondo un figlio possa essere la soluzione migliore.

Se in alcuni casi questo è vero, d’altro canto, però, potrebbe rivelarsi un tentativo fallimentare in quanto la coppia potrebbe separarsi e il bambino non riceverebbe le giuste cure e il giusto affetto.

Un’ulteriore motivazione deriverebbe da uno stereotipo sociale.

Secondo i dettami della nostra società, ad una certa età è previsto che una donna trovi una stabilità con un uomo e si dedichi, oltre che al lavoro e alla carriera, anche alla vita da madre.

Infatti, quando una donna si rende conto che la sua cerchia di amiche è in gravidanza o ha già avuto un figlio, potrebbe sentirsi istigata a diventare a sua volta mamma.

Essere genitore vuol dire assumersi delle responsabilità e garantire cure, amore, vicinanza e felicità al bambino.

È fondamentale essere consapevoli del perché si desideri diventare madre.

SI O NO ALL’ ALTA INFEDELTA’?

Si, avete capito bene: parliamo di tradimenti.

In particolare, ci concentreremo su chi perdonerebbe o meno un tradimento.

C’è chi penserà che accettare e perdonare un tradimento sia da pazzi e c’è chi, invece, penserà, che a seconda dei casi, una seconda possibilità va concessa a tutti.

Approfondiamo le motivazioni che stanno alla base dell’una e dell’altra scelta.

Sicuramente scoprire un tradimento è un’esperienza che nessuno vorrebbe provare, eppure può succedere.

Persone con una forte determinazione, molto decise e convinte delle proprie idee e dei propri valori difficilmente perdonerebbe un tradimento.

Chi invece ha un carattere meno forte, è più malleabile, sensibile e più insicuro/a potrebbe invece essere disposto a perdonare.

Variabili fondamentali nella scelta di concedere o meno una seconda chance sono: durata della relazione, eventuali tradimenti precedenti, giudizio sociale, presenza/assenza di figli, fiducia nel superamento di quanto accaduto, volontà del ‘traditore/traditrice’ di recuperare, grado di dipendenza dal/dalla partner.

Oltre a queste motivazioni bisognerebbe capire anche il perché del tradimento ed interrogarsi sull’andamento della relazione con il/la partner.

Decidere di perdonare o meno è una scelta personale, più o meno condivisibile.

Ciò che importa è che la persona in questione possa ristabilire il proprio benessere e faccia la scelta che più la rende felice.

Tuttavia, chi ha scoperto un tradimento potrebbe manifestare un senso di confusione. In questi casi si può decidere di intraprendere una terapia di coppia per ristabilire l’equilibrio perduto.

DIPENDENZA AFFETTIVA: COS’è?

La dipendenza affettiva è un disturbo mentale per cui ci si affida completamente ad un’altra persona.

La dipendenza affettiva porta il paziente a non credere nelle proprie capacità e abilità tanto da convincersi di doversi affidare completamente a qualcun altro per sentirsi apprezzato.

Pensare che il proprio benessere dipenda da un altro fa sì che venga meno la fiducia personale, l’autostima e la capacità di decidere autonomamente.

Le cause che portano a sviluppare la dipendenza affettiva possono essere diverse: metodo educativo dei genitori, eccessiva presenza/assenza genitoriale, abusi sessuali e/o psicologici.

Qualunque sia la causa, la persona con dipendenza affettiva vivrà con la paura costante di essere rifiutata, di non essere mai abbastanza, di non meritare l’amore.

Un disturbo di questo tipo porta il paziente ad annullare sé stesso per diventare schiavo del partner piegandosi ad ogni sua decisione, anche andando contro la sua stessa volontà.

E’ evidente che si tratta di una dipendenza al pari di quella da droghe e sostanze.

Le dipendenze possono rappresentare una minaccia per l’equilibrio psicofisico della persona e possono essere un ostacolo nella vita quotidiana.

In questi casi l’intervento psicologico è fondamentale per indagare le cause del disturbo e per superarlo.

L’indipendenza, la fiducia nelle proprie capacità, l’autostima e l’amor proprio sono requisiti fondamentali per il benessere e la felicità di una persona.

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RIDIAMOCI SU!

Ridere fa bene all’umore ma quanti sanno stare allo scherzo?

Quando ci si trova in compagnia e si fanno delle battute, la reazione immediata è quella di ridere soprattutto se la battuta e il contesto cui si riferisce ci è ben noto; tuttavia, non sempre siamo in grado di tollerare lo scherzo oppure, se il motivo della risata ci riguarda in prima persona non sempre questo è di nostro gradimento.

Anche nella coppia è fondamentale ridere e un’interessante ricerca ha esaminato la correlazione tra l’ironia/autoironia e la soddisfazione nella relazione.

La ricerca è stata condotta in Germania dalla Martin Luther University Halle-Wittenberg e conta 154 coppie eterosessuali come partecipanti. Ciascun membro della coppia ha risposto separatamente ad alcune domande sulle loro relazioni; successivamente i ricercatori si sono concentrati sul modo di gestire la risata grazie ad un’indagine sul gradimento o disapprovazione per i momenti di divertimento nella coppia.

I risultati della ricerca hanno evidenziato una maggiore sintonia e soddisfazione nelle coppie che sanno prendersi in giro e ricorrono all’autoironia. Invece, la gelotofobia cioè il timore di essere presi in giro, provoca un impatto negativo sulla coppia e porta ad un minor grado di soddisfazione generale e soprattutto nell’intimità sessuale.

Non bisogna pensare all’ironia verso sé stessi come un atteggiamento di derisione; anzi, può trattarsi di un momento di leggerezza e spensieratezza che può consolidare e mantenere vivo il rapporto di coppia.

La quotidianità potrebbe generare monotonia quindi perché non ridurla con una risata?

Fonte: Popular Science