DIFFERENZE DI GENERE NELLA DEPRESSIONE

Le differenze di genere si riscontrano anche nella depressione.

La depressione è un disturbo mentale di particolare interesse nonché gravità.

Si tratta di un disturbo che crea disagio e porta alla compromissione del funzionamento della persona.

Chi soffre di depressione si sente triste, desolato, indifferente nei confronti di persone e situazioni.

Mostra anche tono dell’umore basso, scarso se non assente interesse per la vita e per la cura di sé.

I soggetti depressi tendenzialmente riferiscono una sensazione di vuoto mentale. La loro sofferenza compromette i rapporti familiari, le relazioni interpersonali, la gestione del lavoro e di altre attività.

Veniamo adesso alle differenze di genere.

Nonostante si registri una maggior frequenza tra le donne, esse in realtà manifestano una depressione episodica.

Gli uomini, invece, hanno maggiori probabilità di soffrire di depressione persistente nonché maggiori probabilità di subire conseguenze negative quali abuso di sostanze e atti suicidari.

Queste differenze risultano più marcate nell’età adolescenziale.

I ricercatori dell’Università di Cambridge, grazie al loro studio sulle differenze di genere nella depressione, hanno evidenziato come questo disturbo attivi aree cerebrali diverse in uomini e donne.

Per giungere a questi risultati, gli autori hanno sottoposto a risonanza magnetica più di 100 soggetti, sia affetti da depressione che non.

Il suggerimento degli autori è quello di attuare strategie preventive sin dall’adolescenza nella speranza di alterare il decorso della malattia prima che diventi cronica.

La depressione non è una patologia da sottovalutare.

Non si tratta del semplice sentirsi tristi e giù di morale a causa della rottura con il ragazzo o per non aver superato un test.

E’ invece qualcosa di più complesso che va trattato clinicamente.

Fonte: Popular Science

NEO-MAMME E DEPRESSIONE

La famosa depressione post-partum rappresenta una preoccupazione per le neo-mamme e per le donne in generale.

Nell’ultimo decennio sembrerebbe però che i sintomi della depressione post-partum compaiano ancor prima della nascita del bambino.

Questa constatazione deriva da una ricerca condotta all’Università di Bristol, nel Regno Unito.

I ricercatori hanno evidenziato che le mamme di oggi hanno maggiori probabilità di cadere in depressione rispetto alle mamme delle generazioni precedenti.

Tra le cause dell’aumento dell’incidenza di depressione vi è il lavoro, la carriera che potrebbe ostacolare la vita famigliare ma soprattutto l’influenza dei social.

I social, incrementano il confronto sociale e le pressioni finanziarie.

È come se fosse una gara a chi acquista più tutine ai propri bimbi e a che inserisce più foto originali sul web.

Questa forte pressione sociale, se mal gestita, porta molte donne a sviluppare una depressione con il rischio di poterla tramandare alla propria figlia. Infatti, è stato riscontrato che le figlie di donne che hanno sofferto di depressione durante la gravidanza, hanno un rischio tre volte maggiore di svilupparla a loro volta rispetto alle figlie nate da donne che invece non ne hanno sofferto.

La depressione è un disturbo importante che non coinvolge esclusivamente la persona interessata ma si riflette anche nelle relazioni familiari e interpersonali.

Soprattutto durante la gravidanza la depressione può nuocere al benessere del figlio o della figlia che nascerà.

Prevenirla e superarla è possibile grazie a degli interventi mirati associati anche alla motivazione personale e al supporto familiare.

 

Fonte: Popular Science

LA “SINDROME DEL CUORE INFRANTO”

Tra i numerosi problemi che affrontiamo nella vita ci sono sicuramente i problemi di cuore. Tutti, almeno una volta, ne abbiamo sofferto e, udite udite, oggi esiste la “sindrome del cuore infranto”.

Siete curiosi vero?

La “sindrome del cuore infranto”, conosciuta anche come sindrome di Takotsubo è stata analizzata alla School of Medicine di New York tramite uno studio di Harmony Reynolds. I soggetti che hanno partecipato erano pazienti ricoverati a causa di questo disturbo. Il risultato di questo studio ha evidenziato che le persone con la sindrome del cuore infranto hanno maggiori probabilità di cadere in depressione, di diventare psicotici o di fare abuso di alcool e droghe.

Quindi persone affette dalla sindrome dovranno pertanto essere monitorate per quanto riguarda la mortalità e la morbidità.

Nella realtà spesso le donne si trovano ad affrontare discorsi sulla fine di una relazione o su problemi di cuore; solitamente si cerca di consolare le nostre care amiche e, qualche volta, anche di sdrammatizzare l’accaduto.

Tuttavia, nei casi di eccessivo malessere psicologico e di impossibilità a superare un momento difficile come la fine di una relazione, le amiche potrebbero non essere la fonte migliore di aiuto.

Se un semplice problema di cuore diventa causa di sofferenza e/o di depressione è necessario intervenire affidandosi ad uno specialista.

 

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SENSATION SEEKING

Il sensation seeking è la continua ricerca di sensazioni sempre nuove ed intense.

I sensation seekers non vanno tanto alla ricerca del rischio, ma delle emozioni adrenaliniche che spesso solo situazioni rischiose possono dare.

Dei tipici esempi di attività pericolose intraprese dai sensation seekers possono essere gli sport estremi (come il bungee jumping) o anche l’assunzione di sostanze stupefacenti.

 

Come mai questa grande esigenza di sensazioni intense?

Di fronte a situazioni pericolose (le tipiche situazioni “fight or flight”, combatti o scappa), il nostro corpo mette in atto vari processi e in questo modo ci si sente più reattivi e pronti all’azione: ci si sente in qualche modo più vivi. Con il passare del tempo, provando sempre più esperienze pericolose la nostra mente dunque collegherà queste sensazioni piacevoli di invincibilità e potenza all’evento rischioso: solamente situazioni di pericolo potrannno stimolare quelle sensazioni tanto desierate.

L’adrenalina però, è efficace quando viene stimolata raramente: se viene messa in uso abitualmente, la soglia per la sua emissione si innalza. Ciò significa che un individuo può lentamente abituarsi ad uno stimolo pericoloso, stancarsene e andare alla ricerca di esperienze ancora più rischiose solo per provare quelle sensazioni piacevoli che le attività quotidiane non riescono più a provocare.

Il rischio è ovviamente quello di spingersi oltre i limiti e provocarsi seri danni fisici a causa di condotte spericolate e comportamenti malsani. Questo stile di vita può quindi mettere a repentaglio la vita del sensation seeker e di chi gli sta intorno.

 

Le caratteristiche fondamentali che contraddistinguono i sensation seekers sono sicuramente l’estrema facilità con cui si annoiano (non sopportano la routine, la monotonia) e la continua ricerca di esperienze sensoriali e mentali nuove e intense.

Sicuramente c’è da aspettarsi che il sensation seeker non sia la persona ideale con cui instaurare una relazione stabile: la sua intolleranza alla staticità non gli permette di essere soddisfatto avendo solo un partner, tendenzialmente preferisce condurre una vita sessuale più promiscua.

 

La continua ricerca di sensazioni adrenaliniche è nociva per il sensation seeker: ogni attività è destinata a risultare noiosa se ripetuta nel tempo, anche la più strana ed eccitante.

L’unica soluzione per tentare di uscire da questo tunnel del pericolo è quella di cercare di apprezzare la quotidianità nella sua semplicità. Sicuramente una vita comune è meno ricca di adrenalina di quanto non lo sia quella di un sensation seeker, ma porta molte emozioni diverse in più.

 

GELOSIA ed INFEDELTA’

Cos’è la gelosia? La gelosia non è altro che il sentimento che proviamo quando crediamo o siamo sicuri di perdere una persona a noi cara a causa di altri.

la gelosia  è primordiale,  e strettamente legata al senso del possesso.

È un sentimento che ha prima di tutto dei risvolti emotivi interni, dai più semplici come ad esempio la tristezza, la rabbia,  il dolore ai più complessi come la preoccupazione, l’autoaccusa, il rancore, e la paura dell’abbandono. Ma come si può manifestare la gelosia?

La gelosia può manifestarsi anche esternamente, attraverso diversi gesti, alcuni innocui come piangere, parlare del problema o usare l’umorismo, altri più aggressivi come urlare, vendicarsi o fino ai casi estremi, usare violenza.

Quindi la gelosia è solo un sentimento negativo?

Assolutamente no

Il più delle volte tentiamo di nasconderla, ma la gelosia ha un ruolo importante nelle relazioni e può addirittura essere “sfruttata” come potente afrodisiaco per riaccendere il desiderio nella coppia.

Dunque, un po’ di gelosia può essere di aiuto. Ma cosa succede quando la gelosia diventa patologica? Purtroppo, in certi casi le conseguenze possono essere devastanti.

Lo testimonia l’aumento esponenziale di delitti passionali: nella maggior parte dei casi è l’uomo l’autore dell’omicidio, ma talvolta anche le donne, arrivano ad uccidere per gelosia.

Uomini e donne sono quindi gelosi nello stesso modo? Quando parliamo di gelosia, non ci sono molte differenze tra i due sessi, piuttosto potremmo dire che il modo in cui questo sentimento viene espresso dipende dalla personalità dell’individuo.

Senz’altro uno dei motivi principali per cui si prova gelosia nei confronti di qualcuno è l’infedeltà.

Oggi, essere infedeli è senz’altro molto più semplice rispetto al passato. La tecnologia è di grande aiuto in questo, ci sono migliaia di siti e applicazioni creati appositamente per cercare un partner sessuale, alcuni addirittura ideati proprio per incontri extraconiugali.

Ma quali sono le ragioni per cui si è infedeli?

I motivi sono molti e cambiano tra uomini e donne.

Negli uomini i problemi più comuni riguardano l’immaturità (il non avere esperienza e quindi non rendersi conto delle conseguenze dell’infedeltà), l’insicurezza (non sentirsi all’altezza) e l’incapacità di reprimere l’impulso sessuale e la mancanza del senso di responsabilità.

Nelle donne invece spesso subentrano la bassa autostima, la solitudine (mancanza di sesso e intimità con il partner) e le aspettative (o pretese) irrealistiche nei confronti del compagno.

Un altro possibile motivo di infedeltà che riguarda entrambi i sessi può essere l’incapacità di porre fine ad una relazione: ad esempio “voglio che questa relazione finisca, quindi tradisco mio marito (o mia moglie) per costringerlo a lasciarmi”.

Le cause dell’infedeltà sono quindi tantissime, talvolta complesse.

L’infedeltà può essere divisa in tre categorie. La prima riguarda l’esplorazione sessuale, il tradimento per puro piacere fisico e senza alcun coinvolgimento sentimentale: spesso chi tradisce in questo modo pensa che solamente perchè l’atto sessuale non ha valore emotivo allora non si può davvero parlare di tradimento. Avere rapporti sessuali al di fuori della coppia diventa quindi un normale passatempo per divertirsi, non molto diverso da altri sport o attività.

La seconda categoria potremmo definirla come quella degli “amici di letto”, riguarda quelle persone che, a differenza degli “esploratori sessuali”, hanno rapporti abituali con una ristretta cerchia di partners (sempre senza coinvolgimento emotivo). Può capitare che ci sia una vaga amicizia tra traditore e amante, ma la loro relazione si basa quasi esclusivamente sul sesso.

L’ultimo tipo di infedeltà (forse la più grave agli occhi di chi viene tradito) è il tradimento “romantico”, in cui il traditore è attratto sia sessualmente che emotivamente da un’altra persona.

Detto questo, qualsiasi tipo di infedeltà è devastante per chi viene tradito, sia che si tratti di un solo incontro con una persona conosciuta in un bar sia che si tratti di una storia di lunga durata.

Non è tanto il rapporto sessuale in sé che ferisce la persona tradita, ma tutti i segreti e le bugie che demoliscono la fiducia nella coppia.

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Eating Emozionale e Personalità alimentari

L’Eating emozionale comprende vari stili alimentari e le diverse motivazioni ed emozioni che accompagnano la necessità di usare il cibo, spesso in grande quantità, con il fine ultimo di affrontare situazioni di noia, ansia,  rabbiao di depressione.
Il legame tra alimentazione ed emozioni è stato ormai dimostrato, però questo non significa che l’Eating emozionale dipenda assolutamente da severi problemi psicologici o da conflitti interiori; infatti anche le emozioni derivanti dalle normali attività di vita quotidiana possono fare da stimolo per l’assunzione eccessiva di cibo, talvolta anche in modo compulsivo.

L’Eating emozionale non dipende da una sola causa: fattori biologici, psicologici e culturali ne sono all’origine.
Segue una lista degli stili tipici dei soggetti con Eating emozionale e dei rimedi suggeriti:

Mangiatori tristi: l’individuo è triste e cerca di sconfiggere la sua tristezza mangiando. La tristezza deriva in genere da un’analisi realistica di un evento spiacevole, di una perdita o di una delusione e può essere considerata come la risposta fisiologica dell’organismo ad un determinato evento. Certamente non è una sensazione gradevole, ma può anche essere utile per aggiungere profondità al significato della vita e dopo un certo periodo si ritorna alla normalità.

Mangiatori ansiosi: tipico il legame intercorrente tra ansia e cibo, specialmente se correlato all’apprensione o alla preoccupazione per un evento futuro che sarà spiacevole o pericoloso. L’ansia, cioè la sensazione generalizzata che rappresenta una minaccia per il benessere, non deve essere confusa con la paura, che è il risultato di una sensazione specifica, immediata e fisica. Il soggetto ansioso cerca di alleviare i sintomi di sudorazione, di agitazione, di tensione, di irrequietezza con il cibo.

Mangiatori annoiati: la noia è forse la più comune forma di mediazione emozionale nell’alimentazione ed è spesso associata all’Eating emozionale. Per alcuni individui il cibo è l’unico motivo legittimo per interrompere un’attività noiosa. Un esempio la casalinga che si ritrova con del tempo libero e non sa che fare, spesso inizia a cucinare e mangiare…senza neanche accorgecenese

Mangiatori soli: il cibo è usato come il sostituto di qualcosa che manca, come un compagno, un amico con cui condividere la vita.

L’aumento di peso conseguente purtroppo peggiora questa situazione, perché accresce le difficoltà di instaurare un’adeguata relazione con altri.

Si possono distinguere due tipi di solitudine: la prima è quella causata dalla mancanza di contatti con gli altri, perciò in questi soggetti bisogna cercare di stimolare il rapporto sociale, devono essere aiutati a superare eventuali pensieri negativi nei confronti della loro capacità di relazionarsi con le persone e del pensiero pessimistico nei confronti di futuri rapporti.

Il secondo modello di solitudine è quello caratterizzato da contatti interpersonali presenti, ma estremamente superficiali tanto che i soggetti in questioni hanno paura di condividere i sentimenti con qualcuno, perché temono di essere giudicati negativamente e di essere poi rifiutati.

Mangiatori arrabbiati: la rabbia, sotto forme di risentimento, di gelosia, di indignazione o di frustrazione può essere associata all’Eating emozionale e al mangiare eccessivo.,si mangia per scaricarsi e per sfogarsi.

Mangiatori celebrativi: sono quei soggetti che trovano impossibile gioire di qualcosa di positivo e di importante senza eccedere  con il cibo. Il mangiare nella nostra cultura gioca un ruolo primario in quasi tutte le relazioni sociali, perciò chi abitualmente usa il cibo per rendere la propria vita sociale felice trova molta difficoltà nel prendere parte ad un evento senza mangiare o bere in eccesso.

 

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“Disturbo” di coppia

La coppia perfetta è quella che condivide tutto e che sta insieme “nella gioia e nel dolore” giusto?

E se una coppia si trovasse a dover condividere anche un disturbo di natura psichica?

Mi spiego meglio. Il DSM riporta un caso in cui ad una coppia viene diagnosticato il cosiddetto Disturbo Psicotico Condiviso, conosciuto anche come Follia-a-Due.

L’esempio riportato nel testo riguarda una coppia in cui la moglie lamenta un “problema di sesso”. Il marito riporta una storia per cui sembra che la moglie abbia diverse avventure extraconiugali con molti uomini diversi; la moglie si trova d’accordo con le affermazioni del marito ma dice di non ricordare mai queste avventure. Dunque, sembrava che la paziente non avesse alcun ricordo di questi incontri e che quindi soffrisse di “amnesia”.

Da un dialogo con i medici emerge che la paziente era in grado di ricordare solo due delle avventure extraconiugali, una avvenuta all’età di vent’anni e un’altra l’anno prima del ricovero e quest’ultima era stata programmata dal marito, il quale si trovava nella stessa casa al momento dell’incontro.

L’influenza del marito ha portato la paziente a credere di soffrire di amnesia; in realtà, spiega il DSM, il sistema delirante della paziente si è sviluppato a causa della stretta relazione con un’altra persona delirante, ovvero il marito. E’ per questo che si parla di Disturbo Psicotico Condiviso.

In casi come questo, la persona che ha adottato il sistema delirante dell’altro si sente danneggiata e riporta avvenimenti e disturbi che sono solo frutto di convinzioni proprie o del partner.

Anche una coppia, dunque, può influenzarsi negativamente, motivo per cui bisogna intervenire per ristabilire il benessere personale e della coppia stessa.

 

 

Il buon umore mantiene il cervello giovane

“Sorridi alla vita”: questo detto dovrebbe essere fonte di ispirazione per tutti.

Sorridere ed essere di buon umore nei confronti della vita è il giusto metodo per avere un cervello sempre giovane e per evitare l’insorgenza di sintomi depressivi.

Una ricerca svolta alla University of Sussex ha evidenziato l’impatto dei disturbi depressivi a lungo termine sulle abilità mentali degli individui che già fisiologicamente declinano anno dopo anno. Questa e altre ricerche suggeriscono che soffrire di disturbi depressivi porta ad una accelerazione del declino cognitivo.

Inoltre, la depressione può essere associata al restringimento di volume di alcune aree del cervello e in questo modo si avranno delle modifiche anatomico-strutturali da non sottovalutare.

E’ importante tenere conto di questi dati poiché, ad oggi, una persona su 5 soffre di “depressione”.

Mantenere un atteggiamento positivo aiuta il cervello a preservarsi dagli effetti del tempo e a combattere i sintomi depressivi.

http://www.popsci.it

L’importanza del sonno

La notte è fatta per dormire e il sonno è fondamentale per il benessere e la salute di una persona, nonché per la sua sopravvivenza.

Il sonno è uno stato fisiologico e mentale caratterizzato da una mancanza di consapevolezza e da sensazioni di tipo onirico.

Nonostante la sua importanza, sono molte le persone che dormono poco rispetto al dovuto e che soffrono proprio per la mancanza di sonno. La National Sleep Foundation ha accertato che il 60% di adulti americani ha difficoltà a dormire e presenta dei disturbi del sonno. Si è anche visto che il 69% di adolescenti esperisce uno o più problemi legati al sonno per un paio di notti a settimana (o anche più).

In genere, un individuo ha bisogno di 8 ore di sonno a notte per riposare bene ed essere produttivo durante la giornata. Ovviamente ci sono delle variazioni da individuo a individuo, che possono anche dipendere dall’età. C’è chi ha bisogno di riposare per 10 ore o chi meno ma, in media, 8 ore sono sufficienti.

Sono molti i problemi che possono causare l’interruzione del sonno o che possono impedire di addormentarsi; tra questi ricordiamo l’artrite, l’asma, assunzione di medicine, depressione, ansia, disturbo bipolare, disturbo affettivo stagionale.

Il DSM sostiene che la stanchezza può essere uno dei principali sintomi di un disturbo psichiatrico.

I disturbi del sonno impediscono il riposo e non permettono di vivere con serenità e tranquillità le giornate. Qualora i disturbi del sonno dovessero perdurare per più di una o due settimane, è utile rivolgersi a degli specialisti così da capire le cause della mancanza o interruzione del sonno e affrontarle.

http://www.apa.org/topics/sleep/why.aspx

@annamariagiancaspero

 

Depressione e DNA

Al giorno d’oggi si sente parlare spesso di depressione ma molti non sanno effettivamente di cosa si tratti. La depressione è una patologia psicologica, precisamente un disturbo dell’umore che porta le persone a perdere interesse e piacere in ogni tipo di attività.

Le cause della depressione possono essere diverse: traumi, mancanza di fiducia e autostima, indice di massa corporea più alto, basso livello di istruzione, esperienze negative.

Un’altra delle cause che non va assolutamente tralasciata è il DNA: vi sono infatti 44 varianti genetiche che potrebbero aumentare il rischio di insorgenza della depressione.

Il merito di questa evidenza va a un gruppo di 200 ricercatori guidati da Cathryn Lewis e Gerome del King’s College di Londra che hanno analizzato il DNA di quasi 500.000 individui (135.000 con depressione e 344-000 senza).

Anche studi su gemelli dimostrano che il rischio di depressione talvolta è associato a fattori genetici.

Aver identificato dei geni significativi, associati sia alla depressione che alla schizofrenia, permette di condurre ricerche per aiutare chi soffre di questi disturbi.

La depressione è una patologia che non va sottovalutata e, oltre al supporto di familiari e parenti, è opportuno rivolgersi a degli specialisti che, insieme alla persona, elaboreranno un percorso terapeutico mirato a ritrovare l’interesse e il piacere verso le persone, le attività e in generale verso tutto ciò che la vita può offrire.

http://www.popsci.it/depressione-44-varianti-genetiche-ne-aumentano-il-rischio.html