COSA SPINGE LE DONNE A DESIDERARE UNA GRAVIDANZA ?

Diventare mamma è un’esperienza unica e sicuramente bellissima.

Ma perché le donne sono spinte dal desiderio di mettere al mondo un bambino?

Le motivazioni, soprattutto oggi, possono essere diverse.

La principale motivazione dovrebbe essere il coronamento dell’amore di una coppia.

Tuttavia, oggi, le motivazioni sono anche altre.

La prima potrebbe essere la voglia di sentirsi realizzate in quanto donne.

Una donna attraversa diverse fasi nella sua vita e una delle più alte forme di realizzazione potrebbe essere quella di diventare madre.

Altro motivo che spinge le donne a procreare è il tentativo di consolidare il rapporto con il marito/partner.

Molte coppie, anche sposate, possono attraversare dei momenti di crisi e di incomprensione.

Si pensa a volte che mettere al mondo un figlio possa essere la soluzione migliore.

Se in alcuni casi questo è vero, d’altro canto, però, potrebbe rivelarsi un tentativo fallimentare in quanto la coppia potrebbe separarsi e il bambino non riceverebbe le giuste cure e il giusto affetto.

Un’ulteriore motivazione deriverebbe da uno stereotipo sociale.

Secondo i dettami della nostra società, ad una certa età è previsto che una donna trovi una stabilità con un uomo e si dedichi, oltre che al lavoro e alla carriera, anche alla vita da madre.

Infatti, quando una donna si rende conto che la sua cerchia di amiche è in gravidanza o ha già avuto un figlio, potrebbe sentirsi istigata a diventare a sua volta mamma.

Essere genitore vuol dire assumersi delle responsabilità e garantire cure, amore, vicinanza e felicità al bambino.

È fondamentale essere consapevoli del perché si desideri diventare madre.

SI O NO ALL’ ALTA INFEDELTA’?

Si, avete capito bene: parliamo di tradimenti.

In particolare, ci concentreremo su chi perdonerebbe o meno un tradimento.

C’è chi penserà che accettare e perdonare un tradimento sia da pazzi e c’è chi, invece, penserà, che a seconda dei casi, una seconda possibilità va concessa a tutti.

Approfondiamo le motivazioni che stanno alla base dell’una e dell’altra scelta.

Sicuramente scoprire un tradimento è un’esperienza che nessuno vorrebbe provare, eppure può succedere.

Persone con una forte determinazione, molto decise e convinte delle proprie idee e dei propri valori difficilmente perdonerebbe un tradimento.

Chi invece ha un carattere meno forte, è più malleabile, sensibile e più insicuro/a potrebbe invece essere disposto a perdonare.

Variabili fondamentali nella scelta di concedere o meno una seconda chance sono: durata della relazione, eventuali tradimenti precedenti, giudizio sociale, presenza/assenza di figli, fiducia nel superamento di quanto accaduto, volontà del ‘traditore/traditrice’ di recuperare, grado di dipendenza dal/dalla partner.

Oltre a queste motivazioni bisognerebbe capire anche il perché del tradimento ed interrogarsi sull’andamento della relazione con il/la partner.

Decidere di perdonare o meno è una scelta personale, più o meno condivisibile.

Ciò che importa è che la persona in questione possa ristabilire il proprio benessere e faccia la scelta che più la rende felice.

Tuttavia, chi ha scoperto un tradimento potrebbe manifestare un senso di confusione. In questi casi si può decidere di intraprendere una terapia di coppia per ristabilire l’equilibrio perduto.

LE PERVERSIONI: UOMINI VS DONNE

La parola ‘perversione’ fa assumere un’espressione accigliata e di disapprovazione.

È un luogo comune considerare le perversioni come degli atti osceni o dei ‘disturbi’.

In realtà, ciascuno di noi può sviluppare delle perversioni e ciò non vuol dire non essere “normali”.

Molti psicologi sostengono che in tutti noi si riflettono delle forme di perversione.

Pare che le perversioni siano legate alle prime fasi dell’infanzia e ad alcuni eventi infantili che tutti sperimentiamo. Ad esempio, il masochismo, il feticismo, il sadomasochismo, l’esibizionismo, la sottomissione sono tendenzialmente perversioni che si originano dall’infanzia.

In persone che hanno vissuto dei traumi, seppure leggeri, in tenera età, la perversione assume un’accezione positiva in quanto permette di tenere sotto controllo emozioni pericolose e desideri distruttivi.

La perversione, però, non è sinonimo di patologia e tutti possiamo averne qualcuna.

I temi ricorrenti dal quale sembra originino le perversioni sono: i complessi edipici, la paura della donna-padrona che esercita il proprio controllo sull’uomo, la differenza fra i sessi.

Ma chi è più perverso? L’uomo o la donna?

Si è sempre pensato che le perversioni fossero sperimentate in misura maggiore dagli uomini. Nonostante le perversioni femminili non siano ancora state ampiamente indagate, si può comunque sostenere che le donne non sono meno perverse degli uomini, semplicemente lo sono in modo diverso.

Infatti, alcuni autori parlano della mania per lo shopping, dell’anoressia, della lettura compulsiva di romanzi d’amore e dell’atteggiamento servile come perversioni. Questo si deve principalmente al ruolo sociale della donna che generalmente, anche a causa di molti tabù, non si esprime in maniera esplicita a livello sessuale.

Quindi, è forse probabile che se l’immagine della donna e della sessualità femminile cambiasse, le donne apparirebbero perverse tanto quanto gli uomini.

A voi le riflessioni!

RIDIAMOCI SU!

Ridere fa bene all’umore ma quanti sanno stare allo scherzo?

Quando ci si trova in compagnia e si fanno delle battute, la reazione immediata è quella di ridere soprattutto se la battuta e il contesto cui si riferisce ci è ben noto; tuttavia, non sempre siamo in grado di tollerare lo scherzo oppure, se il motivo della risata ci riguarda in prima persona non sempre questo è di nostro gradimento.

Anche nella coppia è fondamentale ridere e un’interessante ricerca ha esaminato la correlazione tra l’ironia/autoironia e la soddisfazione nella relazione.

La ricerca è stata condotta in Germania dalla Martin Luther University Halle-Wittenberg e conta 154 coppie eterosessuali come partecipanti. Ciascun membro della coppia ha risposto separatamente ad alcune domande sulle loro relazioni; successivamente i ricercatori si sono concentrati sul modo di gestire la risata grazie ad un’indagine sul gradimento o disapprovazione per i momenti di divertimento nella coppia.

I risultati della ricerca hanno evidenziato una maggiore sintonia e soddisfazione nelle coppie che sanno prendersi in giro e ricorrono all’autoironia. Invece, la gelotofobia cioè il timore di essere presi in giro, provoca un impatto negativo sulla coppia e porta ad un minor grado di soddisfazione generale e soprattutto nell’intimità sessuale.

Non bisogna pensare all’ironia verso sé stessi come un atteggiamento di derisione; anzi, può trattarsi di un momento di leggerezza e spensieratezza che può consolidare e mantenere vivo il rapporto di coppia.

La quotidianità potrebbe generare monotonia quindi perché non ridurla con una risata?

Fonte: Popular Science

LA “SINDROME DEL CUORE INFRANTO”

Tra i numerosi problemi che affrontiamo nella vita ci sono sicuramente i problemi di cuore. Tutti, almeno una volta, ne abbiamo sofferto e, udite udite, oggi esiste la “sindrome del cuore infranto”.

Siete curiosi vero?

La “sindrome del cuore infranto”, conosciuta anche come sindrome di Takotsubo è stata analizzata alla School of Medicine di New York tramite uno studio di Harmony Reynolds. I soggetti che hanno partecipato erano pazienti ricoverati a causa di questo disturbo. Il risultato di questo studio ha evidenziato che le persone con la sindrome del cuore infranto hanno maggiori probabilità di cadere in depressione, di diventare psicotici o di fare abuso di alcool e droghe.

Quindi persone affette dalla sindrome dovranno pertanto essere monitorate per quanto riguarda la mortalità e la morbidità.

Nella realtà spesso le donne si trovano ad affrontare discorsi sulla fine di una relazione o su problemi di cuore; solitamente si cerca di consolare le nostre care amiche e, qualche volta, anche di sdrammatizzare l’accaduto.

Tuttavia, nei casi di eccessivo malessere psicologico e di impossibilità a superare un momento difficile come la fine di una relazione, le amiche potrebbero non essere la fonte migliore di aiuto.

Se un semplice problema di cuore diventa causa di sofferenza e/o di depressione è necessario intervenire affidandosi ad uno specialista.

 

http://www.annamariagiancaspero.it

Amici virtuali: come reagisce la coppia

In un mondo in cui internet e i social network fanno da padroni, è sempre più comune avere amici virtuali: migliaia di amici su Facebook e Tinder, follower su Instagram, … le conoscenze aumentano sempre più.

Le amicizie che nascono sul web non sono tutte uguali e possono dipendere da numerosi fattori.

Un’amicizia di questo tipo può sicuramente influire sul buon andamento di una relazione.

E’ fondamentale capire se, intraprendere una relazione amicale virtuale, possa rappresentare un danno o un beneficio per le coppie. Uno studio condotto da Pedro Briceno e Aleida Henz, entrambi ricercatori dell’Institute for Advance Study of Human Sexuality a San Francisco, hanno cercato di approfondire la questione. Nello specifico, hanno voluto osservare se gli amici conosciuti sul web siano causa di conflitti e di rottura nelle coppie o, al contrario, se siano d’aiuto.

Nello studio, inoltre, viene fatta una distinzione tra coppie aperte e chiuse. I partecipanti della ricerca erano 56 donne e 50 uomini, per un totale di 106, con un’età compresa tra i 18 e i 70 anni. Ai soggetti è stato chiesto di rispondere ad un questionario, suddiviso per aree tematiche: sessualità, amicizia, infedeltà e problemi nelle relazioni.

Dai risultati emerge un impatto negativo degli amici conosciuti sul web, soprattutto nelle relazioni chiuse.

E’ dunque importante riflettere sul perché si va alla ricerca di amicizie virtuali e su come evitare che queste influiscano negativamente nella vita di coppia.

http://www.jsm.jsexmed.org/article/S1743-6095(17)30912-8/fulltext

Amore e Gelosia

La gelosia è un un’emozione che caratterizza molto le relazioni d’amore.

C’è chi dice di avere partner troppo gelosi e chi, invece, dice di non provare gelosia nei confronti della persona amata.

Sembra dunque che la gelosia abbia diverse sfaccettature e diversi modi di essere vissuta e interpretata.

E’ sicuramente vero che una piccola dose di gelosia fa sempre piacere, ci fa sentire amati e desiderati e conferisce stabilità alla relazione. Tuttavia, livelli esagerati di gelosia possono poi portare a eventi spiacevoli quali aggressioni, violenze domestiche, suicidi e omicidi.

Da un punto di vista fisiologico, studi fMRI dimostrano che l’incremento di gelosia è associato ad una maggiore attivazione della parte ventro-mediale della corteccia prefrontale.

La percezione della gelosia può essere diversa a seconda che la relazione stia per cominciare o duri già da diverso tempo: dal desiderio iniziale di ottenere qualcosa che non si ha si passa, dunque, alla paura di perdere qualcosa che già si ha.

La gelosia, così come altre emozioni complesse, può dipendere e scaturire da una serie di eventi, pensieri e situazioni; tra questi, i più importanti sono: il modo di percepire la relazione, l’impegno nella relazione, le aspettative circa l’evolversi della relazione e la fiducia.

Quando in una coppia la gelosia fa da padrona, è necessario intervenire. Il silenzio non è mai d’aiuto anzi, genera maggiore sofferenza.

Intraprendere una terapia individuale o di coppia permette di capire l’origine del problema e da la possibilità di trovare delle soluzioni per ristabilire l’equilibrio della coppia o della persona in generale.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4895349/