SI O NO ALL’ ALTA INFEDELTA’?

Si, avete capito bene: parliamo di tradimenti.

In particolare, ci concentreremo su chi perdonerebbe o meno un tradimento.

C’è chi penserà che accettare e perdonare un tradimento sia da pazzi e c’è chi, invece, penserà, che a seconda dei casi, una seconda possibilità va concessa a tutti.

Approfondiamo le motivazioni che stanno alla base dell’una e dell’altra scelta.

Sicuramente scoprire un tradimento è un’esperienza che nessuno vorrebbe provare, eppure può succedere.

Persone con una forte determinazione, molto decise e convinte delle proprie idee e dei propri valori difficilmente perdonerebbe un tradimento.

Chi invece ha un carattere meno forte, è più malleabile, sensibile e più insicuro/a potrebbe invece essere disposto a perdonare.

Variabili fondamentali nella scelta di concedere o meno una seconda chance sono: durata della relazione, eventuali tradimenti precedenti, giudizio sociale, presenza/assenza di figli, fiducia nel superamento di quanto accaduto, volontà del ‘traditore/traditrice’ di recuperare, grado di dipendenza dal/dalla partner.

Oltre a queste motivazioni bisognerebbe capire anche il perché del tradimento ed interrogarsi sull’andamento della relazione con il/la partner.

Decidere di perdonare o meno è una scelta personale, più o meno condivisibile.

Ciò che importa è che la persona in questione possa ristabilire il proprio benessere e faccia la scelta che più la rende felice.

Tuttavia, chi ha scoperto un tradimento potrebbe manifestare un senso di confusione. In questi casi si può decidere di intraprendere una terapia di coppia per ristabilire l’equilibrio perduto.

Curiosità sulla timidezza

Ah, la timidezza: c’è chi la considera un pregio e chi un difetto.

Sicuramente la timidezza influisce sul modo di relazionarsi con gli altri e si pensa che, spesso, essere osservati, porti le persone ad aumentare il loro grado di timidezza. Un recente studio, invece, ha dimostrato che è proprio quando si è osservati che si fa del proprio meglio.

In una ricerca condotta al California Institute of Technology, 20 persone sono state sottoposte ad un test che prevedeva di svolgere un compito, a seguito del quale i partecipanti sarebbero stati premiati con una piccola somma di denaro corrispondente al livello dell’attività svolta. Nella condizione in cui i soggetti avevano davanti a sé un pubblico, la loro prestazione migliorava e le somme di denaro aumentavano. Questo si spiega con l’attivazione della corteccia prefrontale, deputata ai pensieri e alla cognizione sociale.

Questi dati dimostrano che la presenza degli altri, nonostante la timidezza di una persona, fa sì che per evitare un giudizio negativo, si faccia del proprio meglio per dare un’ottima impressione. Tuttavia, può anche verificarsi la situazione opposta: persone molto timide e con ansia sociale, sentendosi osservate, hanno un calo nelle prestazioni a cui segue un senso di imbarazzo e tristezza.

Una buona prassi potrebbe certamente essere quella di non farsi prendere dal panico e di non vergognarsi in presenza di altre persone. E’ evidente che non si tratta di un compito facile, motivo per cui, in casi di difficoltà, è opportuno intraprendere un percorso terapeutico per lavorare sull’autostima, sulle relazioni con gli altri e su una maggiore consapevolezza di sé.

http://www.popsci.it/timidezza-sfatato-il-mito-dellansia-quando-siamo-osservati-facciamo-meglio.html