GEROPSICOLOGIA: LA GIOVINEZZA NON E’ ETERNA

L’eterna giovinezza è il sogno di tutti noi. Eppure, rimane un sogno.

Tutti noi siamo consapevoli delle varie tappe della vita e del fatto che non saremo sempre giovani.

L’età media oggi è sicuramente in aumento e sembrerebbe che le aspettative di vita siano sempre più alte.

Di solito ci si concentra sull’età adolescenziale ed adulta come se la vecchiaia fosse un argomento che non ci riguarda in prima persona.

In realtà, proprio con l’aumento dell’età di vita media, gli psicologi si interessano sempre più agli anziani.

Si parla di geropsicologia ovvero di una branca della psicologia che studia gli aspetti neurologici e psicologici dell’invecchiamento.

Anche la vecchiaia, come le altre fasi della vita, ha delle sue peculiarità. Sicuramente in questa fase si ha una maggiore consapevolezza della fine della propria vita. Scrivono gli psicologi che la fine della propria vita è il culmine delle esperienze di una persona, l’apice della sua storia.

L’obiettivo degli psicologi è quello di chiarire alcuni aspetti relativi alla morte, alle aspettative della persona anziana, alle sue considerazioni circa la soddisfazione della sua vita e i progetti in fase di vecchiaia.

Le aree da indagare e chiarire riguardano gli attuali convincimenti, i cambiamenti cognitivi nel corso della vita, presenza o assenza di malattie e modalità di affrontarle, soddisfazione sessuale, stress familiare, considerazioni sulla solitudine e molto altro.

La geropsicologia è un ambito che si sta sviluppando recentemente. Tuttavia, è sicuramente uno degli ambiti principali che può dare supporto alle persone che attraversano una fase delicata della propria vita.

Vecchiaia può essere sinonimo di ricchezza in termini esperienziali, culturali, sentimentali ma anche di incertezze, nostalgia, tristezza.

La psicologia, in questo senso, può rivelarsi utile per affrontare anche questa fase della vita.

Fonte: American Psychological Association

Amore e Gelosia

La gelosia è un un’emozione che caratterizza molto le relazioni d’amore.

C’è chi dice di avere partner troppo gelosi e chi, invece, dice di non provare gelosia nei confronti della persona amata.

Sembra dunque che la gelosia abbia diverse sfaccettature e diversi modi di essere vissuta e interpretata.

E’ sicuramente vero che una piccola dose di gelosia fa sempre piacere, ci fa sentire amati e desiderati e conferisce stabilità alla relazione. Tuttavia, livelli esagerati di gelosia possono poi portare a eventi spiacevoli quali aggressioni, violenze domestiche, suicidi e omicidi.

Da un punto di vista fisiologico, studi fMRI dimostrano che l’incremento di gelosia è associato ad una maggiore attivazione della parte ventro-mediale della corteccia prefrontale.

La percezione della gelosia può essere diversa a seconda che la relazione stia per cominciare o duri già da diverso tempo: dal desiderio iniziale di ottenere qualcosa che non si ha si passa, dunque, alla paura di perdere qualcosa che già si ha.

La gelosia, così come altre emozioni complesse, può dipendere e scaturire da una serie di eventi, pensieri e situazioni; tra questi, i più importanti sono: il modo di percepire la relazione, l’impegno nella relazione, le aspettative circa l’evolversi della relazione e la fiducia.

Quando in una coppia la gelosia fa da padrona, è necessario intervenire. Il silenzio non è mai d’aiuto anzi, genera maggiore sofferenza.

Intraprendere una terapia individuale o di coppia permette di capire l’origine del problema e da la possibilità di trovare delle soluzioni per ristabilire l’equilibrio della coppia o della persona in generale.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4895349/

Il tuo livello di autostima da cosa dipende?

Ci sono giorni in cui ci sentiamo bene con noi stessi, e altri in cui al contrario non riusciamo a “farne andare bene una”, tutto ciò che facciamo ci sembra inadeguato e a risentirne e il nostro umore. In poche parole la nostra autostima ci finisce “sotto i piedi”. Un gruppo di ricercatori dell’University College di Londra ha però scoperto l’equazione matematica che descrive come il cervello fa fluttuare la nostra autostima in base al giudizio degli altri.

La formula dell’autostima è stata messa a punto attraverso un esperimento che ha coinvolto 40 volontari, a cui è stato chiesto di caricare il proprio profilo su un database online dove avrebbero ricevuto i ‘mi piace’ di 184 estranei (in realtà giudizi elaborati da un algoritmo). Durante la prova, il loro cervello è stato monitorato con la risonanza magnetica, mentre il livello di autostima è stato valutato attraverso un questionario.

“L’autostima oscilla non solo in base al giudizio altrui, ma soprattutto in base alle nostre aspettative circa le valutazioni degli altri”. I livelli più bassi, infatti, si raggiungono quando riceviamo un giudizio negativo da persone a cui credevamo di poter piacere.

Le persone con l’autostima più ‘ballerina’ manifestano più facilmente sintomi depressivi e stati ansiosi.

http://www.annamariagiancaspero.it