STRESS E ANSIA: QUALI SONO LE DIFFERENZE?

Stress e ansia sono due parole che usiamo spesso.

Sono due parole che hanno significati diversi, tuttavia, spesso vengono utilizzate in modo inappropriato.

Tra i due, infatti, vi sono delle differenze.

Hans Selye  fu il medico che coniò il termine stress. Lo stress è una risposta del corpo a delle richieste ambientali. La pressione dello stress genera la motivazione per adattare i nostri comportamenti alle richieste ambientali.

Selye, inoltre, distingue uno stress positivo (eustress)e uno stress negativo (distress).

L’eustress è correlato al benessere e alla soddisfazione. Il distress, invece è dannoso e controproducente per la persona.

Fondamentalmente lo stress riguarda le nostre strategie per fronteggiare gli stimoli che hanno un effetto su di noi. Si tratta di stimoli interni ed esterni.

Più si percepisce pressione dagli stimoli, maggiore sarà il livello di stress.

L’ansia, invece, è tipicamente un fenomeno che dipende da noi.

L’ansia è dunque regolata da fattori interni e non concerne le capacità di affrontare alcun tipo di richiesta.

Mentre lo stress riguarda il presente, l’ansia riguarda il futuro.

Lo stress, a volte, è culturalmente apprezzato come status symbol a differenza dell’ansia che, invece, sembra rappresentare debolezza.

Un esempio potrebbe essere il lavoro. Chi è stressato per il lavoro appare come una persona che lavora a pieno ritmo, intraprendente, che dedica tutte le sue risorse a quell’attività. Chi invece dimostra ansia, viene visto come una persona che potrebbe non riuscire a portare a termine qualcosa, che potrebbe avere paura di occuparsi di nuovi compiti o di rivestire ruoli con più responsabilità.

Stress ed ansia, ad ogni modo, condividono il fatto di compromettere l’equilibrio, soprattutto psichico, della persona.

Sono certamente fenomeni normali e inevitabili; tuttavia, se persistono o sono frequenti è bene agire per recuperare il proprio livello di benessere.

Fonte: Psychology today

I SOCIAL COME UNA DROGA

Quanti accetterebbero di star lontani da WhatsApp, Instagram e Facebook per 7 giorni?

Probabilmente in pochi e sentir pronunciare questa domanda potrebbe già generare un senso di preoccupazione.

Alcuni psicologi dell’Università Karl Landstenier hanno avanzato questa richiesta a più di 1000 persone. Tuttavia, solo 152 persone (il 15%) hanno accettato di partecipare.

La mancata adesione del restante 75% esprime la certezza di poter riscontrare sintomi di astinenza notevoli.

Anche chi ha deciso di partecipare allo studio ha mostrato sintomi di astinenza seppur meno pronunciati.

Nonostante i partecipanti potessero comunque usare sms, telefonate e e-mail, hanno trasgredito la regola di non accedere ai social prima dello scadere dei sette giorni.

Queste evidenze portano i ricercatori a concludere che i sintomi di astinenza dai social siano gli stessi di quelli associati con sostanze che generano dipendenza (alcol, droghe, gioco d’azzardo) e sono anche gli stessi che si riscontrano in casi di ansia, noia e cambiamenti dell’umore.

La dipendenza dai social non è più solo un modo di dire o un fenomeno di poco conto.

Si tratta di una dipendenza pericolosa, la cui incidenza è sempre più significativa.

 

Fonte: Popular Science

CHE STRESS!!

 

Lo stress, al giorno d’oggi, sta diventando un problema con il quale convivere.

La definizione letterale di stress è ‘sforzo’; in particolare è una sindrome di adattamento che mira a ristabilire il proprio equilibrio.

Lo stress è considerato un vero e proprio disturbo che può manifestarsi mediante perdita o aumento di peso, tic, depressione, mal di testa e attacchi d’ansia.

Molte ricerche condotte per indagare il fenomeno dello stress hanno evidenziato come lo stress incida sia nella vita privata che in quella lavorativa.

In Italia, 9 persone su 10 sono colpite da eventi stressogeni che mettono a dura prova le proprie forze e il proprio benessere.

Sono molti, dunque, i disturbi psichici associati allo stress e la maggior parte dipendono dalle condizioni di lavoro.

Alcuni ricercatori, tra cui Marina Osnaghi, ritengono che il mondo del lavoro oggi favorisca conflittualità e ansia. La principale ragione del conflitto è l’errore, personale o di qualcun altro. Inoltre, la conflittualità porta a reazioni di rabbia, ira e fissità di pensiero.

E’ evidente come lo stress incida non solo a livello fisico ma soprattutto a livello psicologico.

Lo stress può far incrinare i rapporti interpersonali, creare discussioni familiari e/o coniugali, far insorgere problemi di ansia e attacchi di panico.

Tollerare lo stress e cercare delle strategie per ridurlo è possibile.

Secondo gli esperti la prima strategia è quella di evitare gli stressati che hanno un impatto negativo sulla salute altrui.

Essere gentili, soprattutto in ambito lavorativo, è un’altra strategia efficace.

Ultima strategia ma non meno importante è ridere: la risata è un meccanismo che stimola cuore, polmoni e muscoli e che fa aumentare i livelli di endorfine rilasciati dal nostro cervello.

Tuttavia, se autonomamente non si riesce a far fronte ad elevati livelli di stress, è possibile rivolgersi ad uno specialista con il quale intraprendere una terapia di supporto e ristabilire l’equilibrio psicofisico.

Saper ridurre lo stress aiuterà a condurre una vita più serena, felice ed equilibrata.

 

Fonte: Popular Science

SENSATION SEEKING

Il sensation seeking è la continua ricerca di sensazioni sempre nuove ed intense.

I sensation seekers non vanno tanto alla ricerca del rischio, ma delle emozioni adrenaliniche che spesso solo situazioni rischiose possono dare.

Dei tipici esempi di attività pericolose intraprese dai sensation seekers possono essere gli sport estremi (come il bungee jumping) o anche l’assunzione di sostanze stupefacenti.

 

Come mai questa grande esigenza di sensazioni intense?

Di fronte a situazioni pericolose (le tipiche situazioni “fight or flight”, combatti o scappa), il nostro corpo mette in atto vari processi e in questo modo ci si sente più reattivi e pronti all’azione: ci si sente in qualche modo più vivi. Con il passare del tempo, provando sempre più esperienze pericolose la nostra mente dunque collegherà queste sensazioni piacevoli di invincibilità e potenza all’evento rischioso: solamente situazioni di pericolo potrannno stimolare quelle sensazioni tanto desierate.

L’adrenalina però, è efficace quando viene stimolata raramente: se viene messa in uso abitualmente, la soglia per la sua emissione si innalza. Ciò significa che un individuo può lentamente abituarsi ad uno stimolo pericoloso, stancarsene e andare alla ricerca di esperienze ancora più rischiose solo per provare quelle sensazioni piacevoli che le attività quotidiane non riescono più a provocare.

Il rischio è ovviamente quello di spingersi oltre i limiti e provocarsi seri danni fisici a causa di condotte spericolate e comportamenti malsani. Questo stile di vita può quindi mettere a repentaglio la vita del sensation seeker e di chi gli sta intorno.

 

Le caratteristiche fondamentali che contraddistinguono i sensation seekers sono sicuramente l’estrema facilità con cui si annoiano (non sopportano la routine, la monotonia) e la continua ricerca di esperienze sensoriali e mentali nuove e intense.

Sicuramente c’è da aspettarsi che il sensation seeker non sia la persona ideale con cui instaurare una relazione stabile: la sua intolleranza alla staticità non gli permette di essere soddisfatto avendo solo un partner, tendenzialmente preferisce condurre una vita sessuale più promiscua.

 

La continua ricerca di sensazioni adrenaliniche è nociva per il sensation seeker: ogni attività è destinata a risultare noiosa se ripetuta nel tempo, anche la più strana ed eccitante.

L’unica soluzione per tentare di uscire da questo tunnel del pericolo è quella di cercare di apprezzare la quotidianità nella sua semplicità. Sicuramente una vita comune è meno ricca di adrenalina di quanto non lo sia quella di un sensation seeker, ma porta molte emozioni diverse in più.

 

GELOSIA ed INFEDELTA’

Cos’è la gelosia? La gelosia non è altro che il sentimento che proviamo quando crediamo o siamo sicuri di perdere una persona a noi cara a causa di altri.

la gelosia  è primordiale,  e strettamente legata al senso del possesso.

È un sentimento che ha prima di tutto dei risvolti emotivi interni, dai più semplici come ad esempio la tristezza, la rabbia,  il dolore ai più complessi come la preoccupazione, l’autoaccusa, il rancore, e la paura dell’abbandono. Ma come si può manifestare la gelosia?

La gelosia può manifestarsi anche esternamente, attraverso diversi gesti, alcuni innocui come piangere, parlare del problema o usare l’umorismo, altri più aggressivi come urlare, vendicarsi o fino ai casi estremi, usare violenza.

Quindi la gelosia è solo un sentimento negativo?

Assolutamente no

Il più delle volte tentiamo di nasconderla, ma la gelosia ha un ruolo importante nelle relazioni e può addirittura essere “sfruttata” come potente afrodisiaco per riaccendere il desiderio nella coppia.

Dunque, un po’ di gelosia può essere di aiuto. Ma cosa succede quando la gelosia diventa patologica? Purtroppo, in certi casi le conseguenze possono essere devastanti.

Lo testimonia l’aumento esponenziale di delitti passionali: nella maggior parte dei casi è l’uomo l’autore dell’omicidio, ma talvolta anche le donne, arrivano ad uccidere per gelosia.

Uomini e donne sono quindi gelosi nello stesso modo? Quando parliamo di gelosia, non ci sono molte differenze tra i due sessi, piuttosto potremmo dire che il modo in cui questo sentimento viene espresso dipende dalla personalità dell’individuo.

Senz’altro uno dei motivi principali per cui si prova gelosia nei confronti di qualcuno è l’infedeltà.

Oggi, essere infedeli è senz’altro molto più semplice rispetto al passato. La tecnologia è di grande aiuto in questo, ci sono migliaia di siti e applicazioni creati appositamente per cercare un partner sessuale, alcuni addirittura ideati proprio per incontri extraconiugali.

Ma quali sono le ragioni per cui si è infedeli?

I motivi sono molti e cambiano tra uomini e donne.

Negli uomini i problemi più comuni riguardano l’immaturità (il non avere esperienza e quindi non rendersi conto delle conseguenze dell’infedeltà), l’insicurezza (non sentirsi all’altezza) e l’incapacità di reprimere l’impulso sessuale e la mancanza del senso di responsabilità.

Nelle donne invece spesso subentrano la bassa autostima, la solitudine (mancanza di sesso e intimità con il partner) e le aspettative (o pretese) irrealistiche nei confronti del compagno.

Un altro possibile motivo di infedeltà che riguarda entrambi i sessi può essere l’incapacità di porre fine ad una relazione: ad esempio “voglio che questa relazione finisca, quindi tradisco mio marito (o mia moglie) per costringerlo a lasciarmi”.

Le cause dell’infedeltà sono quindi tantissime, talvolta complesse.

L’infedeltà può essere divisa in tre categorie. La prima riguarda l’esplorazione sessuale, il tradimento per puro piacere fisico e senza alcun coinvolgimento sentimentale: spesso chi tradisce in questo modo pensa che solamente perchè l’atto sessuale non ha valore emotivo allora non si può davvero parlare di tradimento. Avere rapporti sessuali al di fuori della coppia diventa quindi un normale passatempo per divertirsi, non molto diverso da altri sport o attività.

La seconda categoria potremmo definirla come quella degli “amici di letto”, riguarda quelle persone che, a differenza degli “esploratori sessuali”, hanno rapporti abituali con una ristretta cerchia di partners (sempre senza coinvolgimento emotivo). Può capitare che ci sia una vaga amicizia tra traditore e amante, ma la loro relazione si basa quasi esclusivamente sul sesso.

L’ultimo tipo di infedeltà (forse la più grave agli occhi di chi viene tradito) è il tradimento “romantico”, in cui il traditore è attratto sia sessualmente che emotivamente da un’altra persona.

Detto questo, qualsiasi tipo di infedeltà è devastante per chi viene tradito, sia che si tratti di un solo incontro con una persona conosciuta in un bar sia che si tratti di una storia di lunga durata.

Non è tanto il rapporto sessuale in sé che ferisce la persona tradita, ma tutti i segreti e le bugie che demoliscono la fiducia nella coppia.

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Personalità e gusti musicali

Uno studio condotto da Greenberg e soci dell’università di Chicago ha mostrato che i gusti musicali sono connessi alla personalità dell’individuo.
Lo studio si basa su una teoria chiamata “Empathizing-Systemizing theory”, secondo la quale esistono due fondamentali dimensioni alla base della personalità: empatia e sistematizzazione. L’empatia è la capacità di identificare, prevedere e rispondere appropriatamente alle emozioni degli altri. Le persone usano l’empatia quando percepiscono il contenuto musicale, reagendo emotivamente e fisiologicamente ad esso. La sistematizzazione invece è la capacità di identificare, prevedere e rispondere al comportamento dei sistemi analizzando le regole che li governano, ad esempio scomponendo un brano musicale in tante piccole parti o un’espressione matematica in fattori più semplici.
Empatia e sistematizzazione vengono misurati tramite due coefficienti, EQ (quoziente di empatia) e SQ-R (quoziente di sistematizzazione). Le persone che hanno un EQ più alto (quoziente di empatia) sono categorizzate come “tipi E”, viceversa chi possiede un maggior SQ-R (coefficiente di sistematizzazione) è classificato come “tipo S”.
Dallo studio è emerso che le persone di tipo E prediligono i generi musicali più dolci e malinconici (R&B / soul, musica contemporanea per adulti, generi soft rock), mentre le persone di tipo Spreferiscono musica più intensa (punk, heavy metal e hard rock).
È stato rilevato che gli individui di tipo E preferiscono la musica che mostra bassa eccitazione (attributi gentili, caldi e sensuali), valenza negativa (deprimente e triste) e profondità emotiva (poetica, rilassante), mentre il tipo S preferisce la musica che suscita un’eccitazione elevata (forte, tesa e elettrizzante), e aspetti di valenza positiva (animata) e profondità cerebrale (complessità).
E tu che tipo sei?

https://www.spreaker.com/user/10717255/personalita-e-gusti-musicali

“Musical Preferences are Linked to Cognitive Styles”
David M. Greenberg, Simon Baron-Cohen, David J. Stillwell, Michal Kosinski, Peter J. Rentfrow

“Disturbo” di coppia

La coppia perfetta è quella che condivide tutto e che sta insieme “nella gioia e nel dolore” giusto?

E se una coppia si trovasse a dover condividere anche un disturbo di natura psichica?

Mi spiego meglio. Il DSM riporta un caso in cui ad una coppia viene diagnosticato il cosiddetto Disturbo Psicotico Condiviso, conosciuto anche come Follia-a-Due.

L’esempio riportato nel testo riguarda una coppia in cui la moglie lamenta un “problema di sesso”. Il marito riporta una storia per cui sembra che la moglie abbia diverse avventure extraconiugali con molti uomini diversi; la moglie si trova d’accordo con le affermazioni del marito ma dice di non ricordare mai queste avventure. Dunque, sembrava che la paziente non avesse alcun ricordo di questi incontri e che quindi soffrisse di “amnesia”.

Da un dialogo con i medici emerge che la paziente era in grado di ricordare solo due delle avventure extraconiugali, una avvenuta all’età di vent’anni e un’altra l’anno prima del ricovero e quest’ultima era stata programmata dal marito, il quale si trovava nella stessa casa al momento dell’incontro.

L’influenza del marito ha portato la paziente a credere di soffrire di amnesia; in realtà, spiega il DSM, il sistema delirante della paziente si è sviluppato a causa della stretta relazione con un’altra persona delirante, ovvero il marito. E’ per questo che si parla di Disturbo Psicotico Condiviso.

In casi come questo, la persona che ha adottato il sistema delirante dell’altro si sente danneggiata e riporta avvenimenti e disturbi che sono solo frutto di convinzioni proprie o del partner.

Anche una coppia, dunque, può influenzarsi negativamente, motivo per cui bisogna intervenire per ristabilire il benessere personale e della coppia stessa.

 

 

Il buon umore mantiene il cervello giovane

“Sorridi alla vita”: questo detto dovrebbe essere fonte di ispirazione per tutti.

Sorridere ed essere di buon umore nei confronti della vita è il giusto metodo per avere un cervello sempre giovane e per evitare l’insorgenza di sintomi depressivi.

Una ricerca svolta alla University of Sussex ha evidenziato l’impatto dei disturbi depressivi a lungo termine sulle abilità mentali degli individui che già fisiologicamente declinano anno dopo anno. Questa e altre ricerche suggeriscono che soffrire di disturbi depressivi porta ad una accelerazione del declino cognitivo.

Inoltre, la depressione può essere associata al restringimento di volume di alcune aree del cervello e in questo modo si avranno delle modifiche anatomico-strutturali da non sottovalutare.

E’ importante tenere conto di questi dati poiché, ad oggi, una persona su 5 soffre di “depressione”.

Mantenere un atteggiamento positivo aiuta il cervello a preservarsi dagli effetti del tempo e a combattere i sintomi depressivi.

http://www.popsci.it

L’importanza del sonno

La notte è fatta per dormire e il sonno è fondamentale per il benessere e la salute di una persona, nonché per la sua sopravvivenza.

Il sonno è uno stato fisiologico e mentale caratterizzato da una mancanza di consapevolezza e da sensazioni di tipo onirico.

Nonostante la sua importanza, sono molte le persone che dormono poco rispetto al dovuto e che soffrono proprio per la mancanza di sonno. La National Sleep Foundation ha accertato che il 60% di adulti americani ha difficoltà a dormire e presenta dei disturbi del sonno. Si è anche visto che il 69% di adolescenti esperisce uno o più problemi legati al sonno per un paio di notti a settimana (o anche più).

In genere, un individuo ha bisogno di 8 ore di sonno a notte per riposare bene ed essere produttivo durante la giornata. Ovviamente ci sono delle variazioni da individuo a individuo, che possono anche dipendere dall’età. C’è chi ha bisogno di riposare per 10 ore o chi meno ma, in media, 8 ore sono sufficienti.

Sono molti i problemi che possono causare l’interruzione del sonno o che possono impedire di addormentarsi; tra questi ricordiamo l’artrite, l’asma, assunzione di medicine, depressione, ansia, disturbo bipolare, disturbo affettivo stagionale.

Il DSM sostiene che la stanchezza può essere uno dei principali sintomi di un disturbo psichiatrico.

I disturbi del sonno impediscono il riposo e non permettono di vivere con serenità e tranquillità le giornate. Qualora i disturbi del sonno dovessero perdurare per più di una o due settimane, è utile rivolgersi a degli specialisti così da capire le cause della mancanza o interruzione del sonno e affrontarle.

http://www.apa.org/topics/sleep/why.aspx

@annamariagiancaspero