L’IMPORTANZA DELLE RELAZIONI

Le relazioni sociali aumentano la probabilità di sopravvivenza del 50%: questo è quanto affermano alcuni ricercatori della Brigham Young University.

Sembra che le relazioni abbiano un’influenza, positiva e negativa, sul cancro, problemi cardiaci, depressione e dipendenze.

Le relazioni, inoltre, hanno un notevole effetto sul sistema endocrino, sul sistema immunitario e sul sistema nervoso.

Soprattutto le relazioni d’amore migliorano l’umore, riducono ansia, aggressività, rabbia, depressione e il rischio di infarti.

Insomma, le relazioni influenzano non solo il nostro benessere psicologico ma anche quello fisico.

Molti ricercatori sottolineano l’importanza di creare delle reti sociali solide e stabili sin da bambini.

I bambini che instaurano legami positivi con la famiglia e i pari avranno più possibilità di rafforzare questi legami e di crearne di nuovi.

In questo modo, le relazioni che instaureranno amichevolmente e sentimentalmente avranno più possibilità di essere soddisfacenti e di influenzare la vita della persona positivamente.

Le relazioni migliorano l’umore, aumentano le capacità di gestione dei problemi, aiutano ad avere più consapevolezza di sé stessi ed evitano l’isolamento.

Costruire delle relazioni è importante non solo per i bambini ma anche per gli adulti e gli anziani.

Da alcune statistiche risulta che gli anziani si ritengono soddisfatti delle loro reti sociali e più predisposti a interagire e mantenere vivi i rapporti.

Tuttavia, sono anche più suscettibili alla solitudine in quanto molti amici e familiari potrebbero non esserci più.

È importante sottolineare, però, che proprio la solitudine potrebbe rappresentare la spinta a ricercare nuove amicizie.

Nella nostra vita incontriamo molte persone e i rapporti che si creano possono essere più o meno duraturi. Più saranno le interazioni positive con gli altri, più saremo soddisfatti della nostra vita, della nostra salute fisicae soprattutto mentale.

Fonte: American Psychological Association

L’IMPORTANZA DI STIMARE SE STESSI

Stimarsi  vuol  anche dire accettarsi e volersi bene.

La stima di sé è legata al giudizio che attribuiamo a noi stessi e non al giudizio degli altri.

Infatti, molte volte, è proprio il nostro giudizio a compromettere il nostro equilibrio e il nostro livello di soddisfazione.

Ci sono persone che, nonostante godano della stima famigliare, degli amici e/o del partner, non hanno un’elevata stima di sé e si sentono inadeguate.

Questo è un esempio di come sia più importante il giudizio personale piuttosto che quello altrui.

Il livello di stima personale è proporzionale all’ambizione, alla sicurezza e all’intraprendenza.

Tanto più ci stimiamo, tanto più crederemo nelle nostre capacità e affronteremo la vita con meno difficoltà. Inoltre, tenderemo a instaurare volentieri dei rapporti di amicizia e penseremo di meritare l’amore.

Viceversa, chi ha poca stima di sé, sarà quasi sempre critico nei propri confronti e insoddisfatto circa ogni obiettivo raggiunto.

La stima di sé riguarda aspetti importanti della propria vita.

Lavorare sulla propria stima è fondamentale per far sì che si possa condurre una vita felice.

Sviluppare un’elevata stima di sé aiuta le persone a prendere decisioni adeguate, a non affidarsi completamente agli altri, ad essere indipendente e credere nelle proprie capacità.

Chi non si stima abbastanza dovrebbe interrogarsi sulle motivazioni della propria insoddisfazione e, se necessario, chiedere aiuto ad uno specialista per cercare di acquisire maggiore consapevolezza di sé e imparare a stimarsi.

Dr. ssa Annamaria Giancaspero

BACIO A DESTRA O A SINISTRA?

Avete mai fatto caso a quale sia il vostro lato preferito per dare un bacio o un abbraccio?

Se ci riflettete sicuramente rispondereste ‘lato destro’.

Questa preferenza è stata anche rilevata da uno studio condotto in Germania e da una serie di studi che confermano l’influenza della manualità. Molti dei nostri contatti sociali, infatti, sono associati ai movimenti delle mani e il saluto ne è un chiaro esempio. Quindi la preferenza dipende sicuramente dai movimenti.

La maggior parte delle persone è destrimana: questo spiega perché si preferisca il lato destro per dare un bacio o per abbracciare qualcuno.

Bisogna però considerare un altro aspetto rilevante, ovvero il contesto emotivo.

Vi sono molte situazioni di forte emotività che spostano la preferenza da destra a sinistra a prescindere che l’emozione suscitata sia positiva o negativa.

Lo spostamento è dato dall’attivazione dell’emisfero destro che è deputato al riconoscimento delle emozioni. I nostri emisferi hanno un controllo controlaterale: l’emisfero destro controlla la parte sinistra del corpo e viceversa.

Inoltre non vi è differenza se si tratti di un amico, del fidanzato/a o di una persona appena conosciuta; destra o sinistra dipende esclusivamente dalla manualità e dall’emotività percepita.

 

Fonte: Popular Science

La chiave del successo

Ritengo che una delle chiavi vincenti sia conoscere se stessi; per imparare a rapportarsi al mondo,
per vivere serenamente, per affrontare la quotidianità sotto un’altra veste,

…..imparare a relazionarci con gli altri, è una conseguenza.

Quindi il primo obiettivo è la conoscenza di se stessi.
I nostri limiti, i difetti, le nostre capacità, i nostri obiettivi, i nostri desideri, i nostri bisogni.
Spesso rimaniamo coinvolti nella realtà, nella quotidianità.
Non è necessario fare voli pindarici e quindi distaccarci dalla realtà che ci circonda, ma razionalizzare il nostro comportamento, prendendo coscienza di quanto spesso siamo condizionati e influenzati dall’ambiente, dalla società, dalla famiglia in cui viviamo.

Certamente, se andiamo indietro nel tempo e pensiamo alla nostra infanzia, ci renderemo conto che in una determinata situazione della nostra vita avremmo voluto comportarci in un determinato modo, ma per compiacere a un’esigenza sociale, per compiacere a una richiesta genitoriale, abbiamo assunto un determinato tipo di comportamento

Questo comportamento, da un lato ci ha permesso di ottenere una gratificazione nei confronti dei genitori, ma da un’ altro punto di vista ha iniziato a tessere nella nostra interiorità una sorta di insoddisfazione personale che si è accumulata nel tempo.
Spesso non ce ne rendiamo conto, e viviamo con una forte insoddisfazione a cui non sappiamo riconoscere una giusta collocazione.

Non tutte le persone sono disposte a voler conoscere loro stesse, in quanto è un atto che comporta una sorta di sacrificio, coraggio, e non tutti sono disposti a farlo.

E’ preferibile non guardarsi dentro e giustificare il proprio comportamento, la propria insoddisfazione personale, come causa e conseguenza di un mondo che non ci comprende.

Un individuo che per sua natura sceglie di non voler conoscere se stesso, potrebbe essere definito un debole o un individuo che è stato talmente condizionato durante la crescita da un determinato tipo di condizionamento, rigidità familiare, rigidità mentale per cui si è stereotipato in lui ciò che l’ambiente richiede, subendo di conseguenza la quotidianità, senza neanche rendersene conto.

Dr.ssa Annamaria Giancaspero

Sessuologo Si Sessuologo No

Al giorno d’oggi vi è ancora un gran numero di persone che ha paura o si vergogna di esternare i propri problemi in camera da letto. Parliamo soprattutto delle ragazze, che rispetto agli uomini sono molto più restie nel parlare serenamente della loro vita sessuale.

Tuttavia, quando si hanno dei problemi legati alla sfera sessuale e all’affettività è sempre bene parlarne con un sessuologo.

Le preoccupazioni sessuali spesso sono nascoste, solitamente dopo alcune domande di base, come ad esempio l’età, il sesso…. È necessario individuare delle domande appropriate per capire l’approccio migliore da utilizzare e garantire un trattamento efficace (non possiamo pensare di parlare di sesso con una madre di famiglia nello stesso modo in cui ne parliamo con un’adolescente).

Molte domande sono fondamentali per capire se il problema da affrontare sia di natura strettamente personale o se causi veri e propri ostacoli nelle relazioni.

È inoltre necessario capire se ci sia realmente la consapevolezza del problema da parte del paziente oppure no, se sia stato rimosso o celato da altri disturbi compensatori, come ad esempio la dipendenza alimentare ecc.

I problemi legati alla sfera sessuale sono molteplici, si parte dai più comuni come l’infedeltà o la disfunzione sessuale, per poi arrivare a quelli più particolari come la dipendenza sessuale (Sex Addiction). Il consulto con un sessuologo è assolutamente adatto a persone di ogni orientamento sessuale. Confrontarsi con un sessuologo è importante per acquisire maggior consapevolezza del proprio corpo, dei propri bisogni e dei propri desideri.

È molto utile nei casi in cui si ha difficoltà nel comunicare con il proprio partner o si ha timore di esprimere le proprie preferenze quando si parla di sesso.

Inoltre, l’intervento di un sessuologo può dimostrarsi di grande importanza anche quando si parla di malattie sessualmente trasmissibili: è importante conoscere queste malattie per potersi proteggere adeguatamente da esse. Infatti, nonostante i grandi progressi della ricerca medica degli ultimi anni, siamo ancora molto lontani dal debellare del tutto queste malattie.

Le malattie sessualmente trasmissibili sono tra le infezioni più frequenti e diffuse in tutto il mondo: tra le più comuni troviamo la tricomoniasi, la clamidia, la gonorrea e la sifilide.

Questo genere di malattie colpisce chiunque, ma in particolar modo il sesso femminile e la fascia di età degli adolescenti e giovani adulti. Quando si è in presenza di queste malattie è bene parlarne con un medico.

https://www.spreaker.com/user/10717255/sessuologo-si-sessuologo-no

“Talking about sex with clients”, Rob Weiss

http://www.annamariagiancaspero.it

 

Chi è il narcisista?

Narcisismo: è un termine che in molti conoscono ma che non sempre viene interpretato correttamente.

Chi è il/la narcisista? E’ colui il quale si concentra esclusivamente sulla considerazione ed esaltazione del Sé.

Il narcisismo è una vera e propria patologia psicologica, noto anche come Disturbo Narcisistico di Personalità. Chi presenta un disturbo di questo tipo può adorare e adulare gli altri se gli sono utili ma potrebbe ben presto cambiare idea su di loro poiché ne mette in evidenza solo i difetti.

Da due esempi proposti nel DSMemergono alcune caratteristiche e sintomi di questo disturbo. In un caso, ad esempio, il paziente era talmente preso dall’idea di sé e convinto di essere speciale al punto da pretendere un trattamento gratuito durante la consulenza o, ancora, pensava che gli altri provassero invidianei suoi confronti. Anche nel secondo caso descritto, il paziente mostrava atteggiamenti che esprimevano la convinzione che tutto gli fosse dovuto.

In generale, la persona con disturbo narcisistico si sente in competizionecon gli altri e tende a primeggiare su tutto e tutti. Si tratta di persone che ostentano molto il proprio modo di vestire, le cure che rivolgono alla propria persona e i propri interessi. Essi richiedono costante attenzione e ammirazione e hanno scarsa, se non addirittura assente, empatia cioè non sono in grado di riconoscere e percepire come si sentono gli altri.

Chi manifesta questo disturbo può diventare presuntuoso, arrogante, superficialee vuole circondarsi solo di persone che considera come ‘simili’; questo comporta un allontanamento da amici e/o familiari che vengono visti come ‘diversi’. Il narcisista, in questo modo, avrà solo amicizie occasionali.

Un disturbo di questo tipo può dunque compromettere le relazioni sociali, familiari e di coppia; inoltre, la persona tenderà sempre di più a ricercare la perfezione e a sentirsi a disagio in situazioni nelle quali non è al centro dell’attenzione.

Le ragioni per cui una persona può manifestare il disturbo narcisistico sono diverse e ognuna di queste andrebbe indagata. La persona narcisista, con il giusto aiuto, può ristabilire il proprio benessere psicologico e relazionale.

 

Amici virtuali: come reagisce la coppia

In un mondo in cui internet e i social network fanno da padroni, è sempre più comune avere amici virtuali: migliaia di amici su Facebook e Tinder, follower su Instagram, … le conoscenze aumentano sempre più.

Le amicizie che nascono sul web non sono tutte uguali e possono dipendere da numerosi fattori.

Un’amicizia di questo tipo può sicuramente influire sul buon andamento di una relazione.

E’ fondamentale capire se, intraprendere una relazione amicale virtuale, possa rappresentare un danno o un beneficio per le coppie. Uno studio condotto da Pedro Briceno e Aleida Henz, entrambi ricercatori dell’Institute for Advance Study of Human Sexuality a San Francisco, hanno cercato di approfondire la questione. Nello specifico, hanno voluto osservare se gli amici conosciuti sul web siano causa di conflitti e di rottura nelle coppie o, al contrario, se siano d’aiuto.

Nello studio, inoltre, viene fatta una distinzione tra coppie aperte e chiuse. I partecipanti della ricerca erano 56 donne e 50 uomini, per un totale di 106, con un’età compresa tra i 18 e i 70 anni. Ai soggetti è stato chiesto di rispondere ad un questionario, suddiviso per aree tematiche: sessualità, amicizia, infedeltà e problemi nelle relazioni.

Dai risultati emerge un impatto negativo degli amici conosciuti sul web, soprattutto nelle relazioni chiuse.

E’ dunque importante riflettere sul perché si va alla ricerca di amicizie virtuali e su come evitare che queste influiscano negativamente nella vita di coppia.

http://www.jsm.jsexmed.org/article/S1743-6095(17)30912-8/fulltext

Depressione e DNA

Al giorno d’oggi si sente parlare spesso di depressione ma molti non sanno effettivamente di cosa si tratti. La depressione è una patologia psicologica, precisamente un disturbo dell’umore che porta le persone a perdere interesse e piacere in ogni tipo di attività.

Le cause della depressione possono essere diverse: traumi, mancanza di fiducia e autostima, indice di massa corporea più alto, basso livello di istruzione, esperienze negative.

Un’altra delle cause che non va assolutamente tralasciata è il DNA: vi sono infatti 44 varianti genetiche che potrebbero aumentare il rischio di insorgenza della depressione.

Il merito di questa evidenza va a un gruppo di 200 ricercatori guidati da Cathryn Lewis e Gerome del King’s College di Londra che hanno analizzato il DNA di quasi 500.000 individui (135.000 con depressione e 344-000 senza).

Anche studi su gemelli dimostrano che il rischio di depressione talvolta è associato a fattori genetici.

Aver identificato dei geni significativi, associati sia alla depressione che alla schizofrenia, permette di condurre ricerche per aiutare chi soffre di questi disturbi.

La depressione è una patologia che non va sottovalutata e, oltre al supporto di familiari e parenti, è opportuno rivolgersi a degli specialisti che, insieme alla persona, elaboreranno un percorso terapeutico mirato a ritrovare l’interesse e il piacere verso le persone, le attività e in generale verso tutto ciò che la vita può offrire.

http://www.popsci.it/depressione-44-varianti-genetiche-ne-aumentano-il-rischio.html

 

Curiosità sulla timidezza

Ah, la timidezza: c’è chi la considera un pregio e chi un difetto.

Sicuramente la timidezza influisce sul modo di relazionarsi con gli altri e si pensa che, spesso, essere osservati, porti le persone ad aumentare il loro grado di timidezza. Un recente studio, invece, ha dimostrato che è proprio quando si è osservati che si fa del proprio meglio.

In una ricerca condotta al California Institute of Technology, 20 persone sono state sottoposte ad un test che prevedeva di svolgere un compito, a seguito del quale i partecipanti sarebbero stati premiati con una piccola somma di denaro corrispondente al livello dell’attività svolta. Nella condizione in cui i soggetti avevano davanti a sé un pubblico, la loro prestazione migliorava e le somme di denaro aumentavano. Questo si spiega con l’attivazione della corteccia prefrontale, deputata ai pensieri e alla cognizione sociale.

Questi dati dimostrano che la presenza degli altri, nonostante la timidezza di una persona, fa sì che per evitare un giudizio negativo, si faccia del proprio meglio per dare un’ottima impressione. Tuttavia, può anche verificarsi la situazione opposta: persone molto timide e con ansia sociale, sentendosi osservate, hanno un calo nelle prestazioni a cui segue un senso di imbarazzo e tristezza.

Una buona prassi potrebbe certamente essere quella di non farsi prendere dal panico e di non vergognarsi in presenza di altre persone. E’ evidente che non si tratta di un compito facile, motivo per cui, in casi di difficoltà, è opportuno intraprendere un percorso terapeutico per lavorare sull’autostima, sulle relazioni con gli altri e su una maggiore consapevolezza di sé.

http://www.popsci.it/timidezza-sfatato-il-mito-dellansia-quando-siamo-osservati-facciamo-meglio.html