GEROPSICOLOGIA: LA GIOVINEZZA NON E’ ETERNA

L’eterna giovinezza è il sogno di tutti noi. Eppure, rimane un sogno.

Tutti noi siamo consapevoli delle varie tappe della vita e del fatto che non saremo sempre giovani.

L’età media oggi è sicuramente in aumento e sembrerebbe che le aspettative di vita siano sempre più alte.

Di solito ci si concentra sull’età adolescenziale ed adulta come se la vecchiaia fosse un argomento che non ci riguarda in prima persona.

In realtà, proprio con l’aumento dell’età di vita media, gli psicologi si interessano sempre più agli anziani.

Si parla di geropsicologia ovvero di una branca della psicologia che studia gli aspetti neurologici e psicologici dell’invecchiamento.

Anche la vecchiaia, come le altre fasi della vita, ha delle sue peculiarità. Sicuramente in questa fase si ha una maggiore consapevolezza della fine della propria vita. Scrivono gli psicologi che la fine della propria vita è il culmine delle esperienze di una persona, l’apice della sua storia.

L’obiettivo degli psicologi è quello di chiarire alcuni aspetti relativi alla morte, alle aspettative della persona anziana, alle sue considerazioni circa la soddisfazione della sua vita e i progetti in fase di vecchiaia.

Le aree da indagare e chiarire riguardano gli attuali convincimenti, i cambiamenti cognitivi nel corso della vita, presenza o assenza di malattie e modalità di affrontarle, soddisfazione sessuale, stress familiare, considerazioni sulla solitudine e molto altro.

La geropsicologia è un ambito che si sta sviluppando recentemente. Tuttavia, è sicuramente uno degli ambiti principali che può dare supporto alle persone che attraversano una fase delicata della propria vita.

Vecchiaia può essere sinonimo di ricchezza in termini esperienziali, culturali, sentimentali ma anche di incertezze, nostalgia, tristezza.

La psicologia, in questo senso, può rivelarsi utile per affrontare anche questa fase della vita.

Fonte: American Psychological Association

ALCOL: AGLI ADOLESCENTI NON DISPIACE

L’alcolismo oggi è una dipendenza molto diffusa tra gli adolescenti.

L’età in cui si cominciano a bere i primi bicchieri di birra e i primi cocktail sta decisamente diminuendo e non stupisce che in alcuni pub si vedano ragazzi maggiorenni e non ad ordinare un bicchiere dopo l’altro.

Molti adolescenti cominciano ad assaporare gli alcolici per il gusto di fare una trasgressione o forse per sentirsi grandi.

Qualunque sia la motivazione alla base, l’uso (e abuso) di alcol è dannoso sia per la salute fisica sia per quella mentale.

Secondo la USPSTF (U.S. Preventive Services Task Force), uno screening ad hoc ed una consulenza comportamentale dal medico potrebbero arginare il fenomeno ed evitare il suo evolversi.

Si può parlare di abuso di alcol quando si superano i limiti di 4 bicchieri al giorno negli uomini sani tra i 21 e 64 anni o 3 bicchieri al giorno per le donne sane o uomini con più di 65 anni.

Lo screening è raccomandabile anche agli adolescenti.

L’abuso di alcol, oggi, è la terza causa di morte prevedibile negli USA.

Nonostante le poche ricerche sull’abitudine a bere tra i minorenni, è importante concentrarsi sulla gravità del problema e sulle possibili conseguenze nella sfera della sessualità.

Fonte: Popular Science

EDUCAZIONE SESSUALE VS TABU’

Parlare di educazione sessuale, soprattutto a giovani e bambini, non è semplice.

La difficoltà è data innanzitutto dal fatto che, nella nostra società, si pensa all’educazione sessuale come ad un insegnamento basato solo sul comportamento sessuale. Ma la sessualità va oltre ed è un aspetto che accompagna l’essere umano durante tutta la sua vita.

La sessualità non si basa solo sul sesso ma comprende anche l’identità, i ruoli di genere, l’erotismo, il piacere, la riproduzione, l’orientamento sessuale. L’educazione sessuale dovrebbe anche essere accompagnata dall’educazione affettiva ed emotiva.

Un tipico errore consiste nel dare un’impronta negativa a ciò che concerne la sessualità: si parla spesso dei rischi e della “pericolosità” quindi di gravidanze indesiderate, HIV, ecc. e si tralasciano gli aspetti positivi e piacevoli.

Bambini e adolescenti dovrebbero sviluppare delle conoscenze sulla sessualità grazie ai genitori; tuttavia, proprio i genitori e gli adulti scelgono il silenzio su questo argomento. E’ così che si creano i tabù.

Date queste credenze e le difficoltà ad affrontare tematiche così importanti per lo sviluppo della persona, sono in molti a ritenere che l’educazione sessuale debba essere una materia obbligatoria in tutte le scuole.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e altre istituzioni oggi cercano di muoversi in questa direzione e propongono un vero e proprio percorso che prevede l’educazione sessuale per tutti i livelli scolastici (elementari, medie, superiori).

La sessualità non è tabù e vergogna ma è un aspetto fondamentale della nostra vita di cui dobbiamo prendere consapevolezza e di cui non dobbiamo aver timore.

 

Fonte: State of Mind

“SMETTO QUANDO VOGLIO”

Chiunque avrà sentito dire questa frase e chiunque la legga sicuramente penserà per prima cosa al fumo.

“Smetto quando voglio” è una tipica espressione usata dai fumatori, soprattutto adolescenti, che ritengono di non essere dipendenti dal fumo e di saper smettere senza alcun problema.

La realtà dei fatti, però, è ben diversa.

Il fumo risulta piacevole perché riduce le sensazioni di stress psicofisico e, soprattutto per i giovani, regala un’aria vissuta facendoli sentire più grandi. Molti di loro si convincono che portare una sigaretta alle labbra sia segno di maturità e di approvazione sociale.

Tutto comincia per il piacere di provare, di fare qualcosa di “sbagliato” o ancora “perché lo fanno tutti” e magari, da quel primo tentativo di fumare, nasce una vera e propria dipendenzahttp://www.annamariagiancaspero.it/psicologia.html

Gli adolescenti sembrano essere ignari delle conseguenze del tabagismo  e trattano i possibili danni alla loro salute con superficialità.

Far prendere loro coscienza è sicuramente difficile e i vari discorsi da parte di genitori e conoscenti non hanno quasi mai l’effetto sperato.

Tuttavia, è possibile invitare i giovani a partecipare a diverse iniziative promosse da esperti (medici e psicologici) ed eventualmente intraprendere un percorso che li aiuti a riflettere maggiormente sulla loro dipendenza in modo da diventare indipendenti e saper rinunciare ad una sigaretta non solo perché fa male ma principalmente perché non se ne sente più il bisogno.

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Terapia alimentare e terapia di coppia?

Il ruolo dei genitori è fondamentale nelle terapie adottate per casi di disturbi alimentari.

Quando si intraprende una terapia di questo tipo, sono molte le difficoltà che si possono incontrare e molte di queste comportano conseguenze negative nella vita di coppia.

Madri e padri possono esperire sensazioni di stress e di sconforto che danneggiano la soddisfazione coniugale.

Il Dr. Renee Rienecke, psicologo all’Università del South Carolina, ha preso in esame i genitori di 53 adolescenti con disturbi alimentari e ha valutato il grado di soddisfazione della coppia. Dalla sua analisi è emerso che, circa la metà dei genitori, riportava un decremento nel loro livello di soddisfazione, decremento che nuoceva al buon andamento della terapia intrapresa dai figli.

In questo studio sono state adottate due scale di misura: la prima prevedeva degli items ai quali bisognava dare un punteggio da 1 a 5 e la seconda prevedeva di rispondere a 10 domande.

I risultati ottenuti, spiegano che il 46% delle madri e il 35% dei padri percepisce una diminuzione del livello di soddisfazione di coppia durante il trattamento.

E’ dunque evidente che, intraprendere un percorso terapeutico efficace, necessita di tenere sotto controllo una serie di variabili, quali: responsabilità dei genitori, aiuto percepito dai figli e cooperazione familiare.

Ipodesiderio

L’ ipodesiderio, o mancanza di desiderio, è una patologia che colpisce sia uomini sia donne e che può avere conseguenze di vario tipo nella vita di coppia e personale.

Le cause da attribuire a questa patologia possono essere di natura fisiologica e psicologica.

Il centro del desiderio, nel nostro cervello, è il sistema limbico e lo dimostra uno studio condotto nel 2017 presso l’Università di Chicago (USA).

Scopo dello studio era di determinare quantitativamente le reti neurali coinvolte nell’ipodesiderio (HDSS) e quali regioni fossero associate al desiderio sessuale femminile.

Il metodo di ricerca prevedeva l’utilizzo di una tecnica di neuroimagingparticolarmente sofisticata, la risonanza magnetica funzionale (fMRI).

I risultati ottenuti individuano il sistema limbico, la corteccia frontale e parietale quali zone del cervello che si attivano quando una donna prova desiderio. Pertanto, una disfunzione di queste aree è responsabile di un calo o mancanza di desiderio.

http://www.smr.jsexmed.org/article/S2050-0521(17)30083-5/fulltext