LA LUDOPATIA: UNA VERA DIPENDENZA

La ludopatia è, letteralmente, la dipendenza dal gioco d’azzardo.

Il gioco d’azzardo è considerata una dipendenza al pari delle altre (es. droga, cibo, alcol). I meccanismi implicati sono, infatti, i medesimi e stiamo parlando del sistema dopaminergico.

La ludopatia è un fenomeno che, purtroppo, colpisce molte persone e famiglie, portandole in rovina. Inoltre, in casi di ingenti perdite di denaro, la persona è in preda alla disperazione e ai pensieri più folli per tentare di recuperare le somme perdute.

Recentemente, in particolare nella regione del Friuli-Venezia Giulia, è stata messa a punto “Smart”, un’applicativo fondamentale fornito ai Comuni per monitorare in tempo reale i flussi di gioco sul territorio.

L’iniziativa friulana nasce per acquisire una maggiore consapevolezza sull’andamento del fenomeno del gioco legale nel proprio territorio per le macchinette, schedine, slot.

Sempre il Friuli-Venezia Giulia ha stanziato dei fondi per tentare di eliminare, o almeno ridurre, il fenomeno della ludopatia.

Innanzitutto, la regione ha stanziato 100 mila euro per dismettere le apparecchiature predisposte al gioco legale. Ha, inoltre, promosso concorsi creativi per gli studenti delle scuole superiori per lo sviluppo di un logo “slot free”.

Infine, è stato fatto divieto di installare slot machine nel raggio di 500 metri da luoghi definiti sensibili quali asili, chiese, scuole.

Chi soffre di ludopatia sviluppa una vera e propria dipendenza in grado di compromettere il proprio benessere personale e relazionale.

La consapevolezza sulla gravità del fenomeno è fondamentale per prevenirne e contrastarne lo sviluppo.

Fonte: Quotidianosanità

CRIMINI E PERSONALITA’

Vi siete mai chiesti quanto la personalità possa incidere sulla scelta di commettere un crimine?

La personalità e i suoi eventuali disturbi possono essere determinanti in casi di atti criminali.

È ancor più determinante se entrambi i partner, in una coppia, hanno un disturbo di personalità.

Alcuni studi addirittura sostengono che una persona con problemi di mente tenta a cercare, inconsapevolmente, un partner altrettanto ‘malato’.

Una combinazione che potrebbe rivelarsi estremamente pericolosa è quella del narcisista che entra in relazione con un dipendente affettivo.

Un caso unione di queste due personalità si è verificata nel 2001, a Novi Ligure. È il famoso caso di Erika e Omar, colpevoli di omicidio della madre e del fratellino di lei.

Queste due categorie sono tra le più interessanti in termini di diagnosi psicopatologiche.

Una persona narcisista, in una relazione, spesso sente di entrare in sintonia con l’altro quando percepisce di avere il pieno controllo, di avere la devozione dell’altro, di essere quasi venerata.

Il dipendente affettivo, invece, è colui che è quasi sempre accondiscendente in quanto teme che anche un ‘no’ possa compromettere l’intera relazione. Il dipendente cerca a tutti i costi di ottenere il consenso dell’altra persona e si impegna per accontentare ogni suo capriccio.

E se il ‘capriccio’ fosse un crimine?

Dalle diverse notizie di cronaca susseguitesi negli anni, si sono registrati casi in cui delle coppie hanno commesso dei crimini. In prima battuta, la reazione comune è “erano malati”/ “con che coraggio hanno compiuto un tale gesto?”

La questione è molto delicata.

Grazie agli sviluppi della psicologia e della criminologia, negli anni è stato possibile indagare le cause di atti così crudeli.

Spesso, soprattutto se gli autori di un crimine erano in coppia, uno dei due se non entrambi soffrivano di un disturbo di personalità e la loro unione ha portato solo alla loro distruzione.

Si tratta di quegli amori totalizzanti che rischiano di diventare pericolosi per sé e per gli altri.

La personalità, seppur sembra solo un elemento che ci distingue gli uni dagli altri, in realtà ha una forte influenza nella nostra vita.

La scelta di un partner non è certamente facile e non sempre si riescono a cogliere tutte le sfaccettature della personalità. Pertanto, è bene tentare di conoscere quanto più possibile l’altro, di essere disponibili al dialogo e di capire quanti più aspetti possibili del carattere e della personalità dell’altro.

 

Fonte:

  1. Adolfo Ceretti, docente criminologia, Unimib
  2. Federica Lanzafame, studentessa di psicologia, Unimib

LA SOCIAL DIPENDENZA E LE SUE CONSEGUENZE

‘Dipendenza da social’ non è solo un’espressione per indicare l’eccessivo utilizzo dei numerosi social network. Essa indica, piuttosto, una dipendenza al pari della dipendenza da droga.

Numerosi ricercatori infatti sostengono che i social siano come la droga.

Per chiarire meglio questa affermazione, vorrei riportare una serie di evidenze scientifiche ottenute in un recente studio.

L’Università del Michigan ha evidenziato una correlazione tra l’utilizzo dei social e la compromissione del processo decisionale. È proprio la capacità di prendere decisioni, infatti, che diventa carente nei tossicodipendenti.

Lo studio condotto in merito ha dimostrato che gli individui i quali eccedono nell’uso dei social, prendono decisioni peggiori rispetto a chi invece ne fa un uso ridotto.

Pare che la correlazione tra decisioni sbagliate e dipendenza da social risulti analoga a quella tra cattive decisioni e dipendenza da oppioidi, cocaina, e altre droghe.

In un’era in cui gran parte della popolazione mondiale utilizza i social, è bene tener conto di questi dati in quanto il fenomeno di dipendenza da social potrebbe aumentare drasticamente e compromettere diverse funzionalità e capacità degli individui.

Se da un lato i social portano alcuni benefici, dall’altro però c’è il rischio che le persone non riescano a distaccarsene e sviluppino una serie di ‘effetti collaterali’.

Oltre che il processo decisionale, potrebbero essere compromesse l’emotività, la voglia di stare con gli altri, di socializzare e di avere una conversazione faccia a faccia con qualcuno.

Queste e altre conseguenze simili rischiano di compromettere il benessere e la felicità delle persone.

Limitare l’uso dei social vi aiuterà a mantenere intatte diverse funzionalità del vostro cervello e a rendervi attivi non solo virtualmente ma soprattutto realmente.

 

Fonte: Popular Science

ALCOL: AGLI ADOLESCENTI NON DISPIACE

L’alcolismo oggi è una dipendenza molto diffusa tra gli adolescenti.

L’età in cui si cominciano a bere i primi bicchieri di birra e i primi cocktail sta decisamente diminuendo e non stupisce che in alcuni pub si vedano ragazzi maggiorenni e non ad ordinare un bicchiere dopo l’altro.

Molti adolescenti cominciano ad assaporare gli alcolici per il gusto di fare una trasgressione o forse per sentirsi grandi.

Qualunque sia la motivazione alla base, l’uso (e abuso) di alcol è dannoso sia per la salute fisica sia per quella mentale.

Secondo la USPSTF (U.S. Preventive Services Task Force), uno screening ad hoc ed una consulenza comportamentale dal medico potrebbero arginare il fenomeno ed evitare il suo evolversi.

Si può parlare di abuso di alcol quando si superano i limiti di 4 bicchieri al giorno negli uomini sani tra i 21 e 64 anni o 3 bicchieri al giorno per le donne sane o uomini con più di 65 anni.

Lo screening è raccomandabile anche agli adolescenti.

L’abuso di alcol, oggi, è la terza causa di morte prevedibile negli USA.

Nonostante le poche ricerche sull’abitudine a bere tra i minorenni, è importante concentrarsi sulla gravità del problema e sulle possibili conseguenze nella sfera della sessualità.

Fonte: Popular Science

I SOCIAL COME UNA DROGA

Quanti accetterebbero di star lontani da WhatsApp, Instagram e Facebook per 7 giorni?

Probabilmente in pochi e sentir pronunciare questa domanda potrebbe già generare un senso di preoccupazione.

Alcuni psicologi dell’Università Karl Landstenier hanno avanzato questa richiesta a più di 1000 persone. Tuttavia, solo 152 persone (il 15%) hanno accettato di partecipare.

La mancata adesione del restante 75% esprime la certezza di poter riscontrare sintomi di astinenza notevoli.

Anche chi ha deciso di partecipare allo studio ha mostrato sintomi di astinenza seppur meno pronunciati.

Nonostante i partecipanti potessero comunque usare sms, telefonate e e-mail, hanno trasgredito la regola di non accedere ai social prima dello scadere dei sette giorni.

Queste evidenze portano i ricercatori a concludere che i sintomi di astinenza dai social siano gli stessi di quelli associati con sostanze che generano dipendenza (alcol, droghe, gioco d’azzardo) e sono anche gli stessi che si riscontrano in casi di ansia, noia e cambiamenti dell’umore.

La dipendenza dai social non è più solo un modo di dire o un fenomeno di poco conto.

Si tratta di una dipendenza pericolosa, la cui incidenza è sempre più significativa.

 

Fonte: Popular Science

DIPENDENZA AFFETTIVA: COS’è?

La dipendenza affettiva è un disturbo mentale per cui ci si affida completamente ad un’altra persona.

La dipendenza affettiva porta il paziente a non credere nelle proprie capacità e abilità tanto da convincersi di doversi affidare completamente a qualcun altro per sentirsi apprezzato.

Pensare che il proprio benessere dipenda da un altro fa sì che venga meno la fiducia personale, l’autostima e la capacità di decidere autonomamente.

Le cause che portano a sviluppare la dipendenza affettiva possono essere diverse: metodo educativo dei genitori, eccessiva presenza/assenza genitoriale, abusi sessuali e/o psicologici.

Qualunque sia la causa, la persona con dipendenza affettiva vivrà con la paura costante di essere rifiutata, di non essere mai abbastanza, di non meritare l’amore.

Un disturbo di questo tipo porta il paziente ad annullare sé stesso per diventare schiavo del partner piegandosi ad ogni sua decisione, anche andando contro la sua stessa volontà.

E’ evidente che si tratta di una dipendenza al pari di quella da droghe e sostanze.

Le dipendenze possono rappresentare una minaccia per l’equilibrio psicofisico della persona e possono essere un ostacolo nella vita quotidiana.

In questi casi l’intervento psicologico è fondamentale per indagare le cause del disturbo e per superarlo.

L’indipendenza, la fiducia nelle proprie capacità, l’autostima e l’amor proprio sono requisiti fondamentali per il benessere e la felicità di una persona.

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FOODGASM: IL CIBO ORGASMATICO

Ebbene si, anche il cibo fa provare un immenso piacere. Pensate agli aggettivi che attribuite al vostro cibo preferito o ad un nuovo piatto che ha fatto gioire il vostro palato dopo averlo assaggiato. Un buon piatto può essere libidinoso, appagante, soddisfacente, piccante, un po’ come un rapporto sessuale.

Forse cibo e sesso non sono due mondi opposti, anzi, vanno in parallelo.

Scientificamente è stato dimostrato che le vie implicate nella trasmissione delle informazioni sul piacere sessuale e alimentare siano più o meno lo stesse.

Non sorprende infatti che esistano molti cibi che, oltre a stuzzicare il nostro palato, aumentano la voglia sessuale: stiamo parlando dei cibi afrodisiaci. Il cioccolato, i frutti di bosco, le fragole e il tartufo sono alcuni di questi.

Le sostanze contenute in questi alimenti fanno aumentare i livelli di alcuni ormoni responsabili del senso del piacere. http://www.annamariagiancaspero.it

Riflettete quando state attraversando un momento triste o una brutta giornata  il cibo vi regala quella sensazione di rilassamento e appagamento: anche in questo caso provate un piacere spesso simile a quello che può regalarvi un rapporto sessuale.

Oggi, infatti, si può utilizzare il termine foodgasm per riferirsi alla sensazione di piacere generata dal cibo e a quello che chiamerei “orgasmo” alle papille gustative.

Il cibo e soprattutto alcuni alimenti ci procurano piacere ma va sempre ricordato che non bisogna eccedere nelle quantità: il troppo stroppia e fa diventare l’eccezione una regola.

“SMETTO QUANDO VOGLIO”

Chiunque avrà sentito dire questa frase e chiunque la legga sicuramente penserà per prima cosa al fumo.

“Smetto quando voglio” è una tipica espressione usata dai fumatori, soprattutto adolescenti, che ritengono di non essere dipendenti dal fumo e di saper smettere senza alcun problema.

La realtà dei fatti, però, è ben diversa.

Il fumo risulta piacevole perché riduce le sensazioni di stress psicofisico e, soprattutto per i giovani, regala un’aria vissuta facendoli sentire più grandi. Molti di loro si convincono che portare una sigaretta alle labbra sia segno di maturità e di approvazione sociale.

Tutto comincia per il piacere di provare, di fare qualcosa di “sbagliato” o ancora “perché lo fanno tutti” e magari, da quel primo tentativo di fumare, nasce una vera e propria dipendenzahttp://www.annamariagiancaspero.it/psicologia.html

Gli adolescenti sembrano essere ignari delle conseguenze del tabagismo  e trattano i possibili danni alla loro salute con superficialità.

Far prendere loro coscienza è sicuramente difficile e i vari discorsi da parte di genitori e conoscenti non hanno quasi mai l’effetto sperato.

Tuttavia, è possibile invitare i giovani a partecipare a diverse iniziative promosse da esperti (medici e psicologici) ed eventualmente intraprendere un percorso che li aiuti a riflettere maggiormente sulla loro dipendenza in modo da diventare indipendenti e saper rinunciare ad una sigaretta non solo perché fa male ma principalmente perché non se ne sente più il bisogno.

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TABAGISMO: UNA DIPENDENZA PSICOFISICA

Parlare della dipendenza da fumo (tabagismo) può sembrare banale e molti penseranno di sapere tutto sull’argomento. Forse è vero, alcune cose si sanno ma è bene soffermarsi su alcuni aspetti e non sottovalutare gli effetti che il fumo causa e può causare.

Provate a riflettere a quante persone di vostra conoscenza facciano uso di sigarette o tabacco…sono molte vero?

Allora non vi dovrebbe sorprendere che, solamente in Italia, si registra un tasso di 12 milioni di persone affette da tabagismo (dipendenza da tabacco).

Ora, molti di voi potrebbero anche pensare che si tratti di fumatori abituali ma per potersi definire tali il consumo di sigarette deve limitarsi a meno di 5 pacchetti l’anno, come sostiene l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Una semplice e apparentemente innocua sigaretta può creare una dipendenza fisica e psicologicahttp://www.annamariagiancaspero.it/psicologia.html

La dipendenza fisica dipende principalmente dalla nicotina, una sostanza psicofisica, che fa provare sensazioni di piacere e rilassamento. Alla dipendenza fisica segue quella psicologica in quanto la sigaretta regala al fumatore un momento di relax e una valvola di sfogo contro le situazioni stressanti e momenti difficili.

Molti dei danni alla salute causati dal fumo si conoscono bene ma va anche ricordato che il tabagismo è la 1° causa di morte evitabile in occidente.

Oggi, grazie al lavoro di specialisti e professionisti, è possibile intraprendere un percorso di sostegno per smettere di fumare. Attenzione però, non si tratta semplicemente di spezzare una sigaretta in due e dire “ora basta”! Gli incontri mirano al sostegno motivazionale, alla consapevolezza della dipendenza e alla sua origine.

Smettere di fumare è possibile e soprattutto è possibile evitare di farsi tentare nuovamente dal vizio.