Desiderio e durata delle relazioni

La durata di una relazione può influenzare il desiderio sessuale?

La risposta è si. Un interessante studio del 2010, condotto da Carvalheira, Brotto e Leal, vede come partecipanti 3867 donne e dimostra che il 42% delle donne che ha relazioni a lungo termine con il proprio partner, pratica attività sessuali pur non provando un forte desiderio. Invece, la percentuale diminuisce per le donne impegnate in relazioni a breve termine, mostrando un maggior grado di soddisfazione personale e con il partner.

Per ottenere questi risultati, è stato chiesto ai soggetti partecipanti di compilare un questionario suddiviso per aree tematiche. Lo scopo della ricerca verteva sull’esplorazione delle motivazioni che spingono la donna a praticare attività sessuali, a individuare la frequenza e i predittori della fantasia sessuale, il riconoscimento della pulsione sessuale e, infine, si è cercato di cogliere le possibili associazioni tra queste variabili.

I dati statistici spiegano che fattori come la religione, l’età, la durata di una relazione, la frequenza dell’orgasmo e la difficoltà ad eccitarsi sono significativamente associati alle fantasie sessuali.

Le motivazioni che spingono le donne a praticare attività sessuali sono diverse e i fattori sociali, ambientali e di contesto influiscono molto nella loro vita sessuale.

http://www.jsm.jsexmed.org/article/S1743-6095(15)32979-9/fulltext

Le donne e il sesso: stereotipi e cambiamenti

I cambiamenti relativi agli stili di vita, agli usi e ai costumi sono stati molti negli ultimi decenni e questi potrebbero anche riguardare le fantasie sessuali.

Le fantasie sessuali giocano un ruolo fondamentale nell’accendere la passione, nel gestire l’ansia e aiutano anche a superare esperienze traumatiche.

La FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica), in collaborazione con la British Psychological Society), nel 2017, ha elaborato una ricerca il cui scopo era quello di evidenziare se, nelle fantasie sessuali, vi fossero differenze a seconda del genere e se queste, soprattutto nelle donne, siano mutate in questi anni.

Più di 200 persone di nazionalità italiana, uomini e donne in un’età compresa tra i 19 e i 72 anni hanno partecipato alla ricerca. I metodi utilizzati erano diversi: interviste semi-strutturate, questionari online, focus group e un sito web creato appositamente per la ricerca.

Grazie ai dati raccolti, si può osservare che, mentre per alcuni uomini e donne gli stereotipi tipici del passato sembrano persistere ancora oggi, molte donne, invece, dimostrano una maggiore apertura mentale e un diverso approccio alla sessualità.

La sessualità e tutto ciò che ne consegue non è più qualcosa di cui non si piò parlare, qualcosa da nascondere, da reprimere o negare ma è qualcosa di cui non bisogna aver vergogna.

Un ulteriore dato, emerso da questo studio, riguarda anche le similarità delle fantasie sessuali in entrambi i generi; le più comuni sono: l’inversione di ruoli, dominio e sottomissione.

http://www.jsm.jsexmed.org/article/S1743-6095(17)30960-8/abstract

Ipodesiderio

L’ ipodesiderio, o mancanza di desiderio, è una patologia che colpisce sia uomini sia donne e che può avere conseguenze di vario tipo nella vita di coppia e personale.

Le cause da attribuire a questa patologia possono essere di natura fisiologica e psicologica.

Il centro del desiderio, nel nostro cervello, è il sistema limbico e lo dimostra uno studio condotto nel 2017 presso l’Università di Chicago (USA).

Scopo dello studio era di determinare quantitativamente le reti neurali coinvolte nell’ipodesiderio (HDSS) e quali regioni fossero associate al desiderio sessuale femminile.

Il metodo di ricerca prevedeva l’utilizzo di una tecnica di neuroimagingparticolarmente sofisticata, la risonanza magnetica funzionale (fMRI).

I risultati ottenuti individuano il sistema limbico, la corteccia frontale e parietale quali zone del cervello che si attivano quando una donna prova desiderio. Pertanto, una disfunzione di queste aree è responsabile di un calo o mancanza di desiderio.

http://www.smr.jsexmed.org/article/S2050-0521(17)30083-5/fulltext

Il tuo livello di autostima da cosa dipende?

Ci sono giorni in cui ci sentiamo bene con noi stessi, e altri in cui al contrario non riusciamo a “farne andare bene una”, tutto ciò che facciamo ci sembra inadeguato e a risentirne e il nostro umore. In poche parole la nostra autostima ci finisce “sotto i piedi”. Un gruppo di ricercatori dell’University College di Londra ha però scoperto l’equazione matematica che descrive come il cervello fa fluttuare la nostra autostima in base al giudizio degli altri.

La formula dell’autostima è stata messa a punto attraverso un esperimento che ha coinvolto 40 volontari, a cui è stato chiesto di caricare il proprio profilo su un database online dove avrebbero ricevuto i ‘mi piace’ di 184 estranei (in realtà giudizi elaborati da un algoritmo). Durante la prova, il loro cervello è stato monitorato con la risonanza magnetica, mentre il livello di autostima è stato valutato attraverso un questionario.

“L’autostima oscilla non solo in base al giudizio altrui, ma soprattutto in base alle nostre aspettative circa le valutazioni degli altri”. I livelli più bassi, infatti, si raggiungono quando riceviamo un giudizio negativo da persone a cui credevamo di poter piacere.

Le persone con l’autostima più ‘ballerina’ manifestano più facilmente sintomi depressivi e stati ansiosi.

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Lo sapevate che un matrimonio cattivo può mettere in pericolo il cuore di una donna ?

Una recente ricerca condotta negli Stati Uniti riporta che nelle coppie “mature” con problemi coniugali, le mogli presentano maggiori rischi per le malattie cardiache!

Uno studio pubblicato su  Journal of Health and Social Behavior ed effetuato presso Michigan State University descrive la ricerca su 1200 coppie “mature” monitorate per 5 anni.

La scarsa qualità del rapporto matrimoniale è un fattore di stress che può provocare nel tempo malattie cardiache soprattutto alle donne.

Ma perchè questa differenza?

Le donne sono abituate a pensare e a parlare dei loro sentimenti e sono più disponibili alle esigenze dell’altro. Se un matrimonio si deteriora, una donna è più sensibile, cioè ha maggiori probabilità di sviluppare problemi di salute in quanto le donne tendono  a interiorizzare i loro sentimenti negativi molto più degli uomini e pertanto sono più a rischio di problemi cardiovascolari quando un matrimonio è in crisi.

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Corpo, Sessualità e alimentazione correlazioni tra aree

La relazione che corre tra cibo e sessualità è assai stretta: le regioni cerebrali deputate al comportamento sessuale e all’alimentazione sono sostanzialmente le stesse. L’immagine del proprio corpo ha un impatto notevole sulla libido, in particolare nelle donne. A volte anche lo stato ansia è così alto da impedire il desiderio sessuale. Molti individui sono spesso in lotta tra cibo e immagine corporea: alcuni si sottopongono a diete e a sforzi fisici per mantenere forma e tonicità del corpo.
Questa ricerca continua può raggiungere l’esasperazione e sfociare nell’Anoressia, nella Bulimia nervosa e nel Binge eating.

Anoressiche e Bulimiche si rapportano in modo differente con il sesso: mentre le prime sono più inclini all’autoerotismo, ed al controllo esasperato, le seconde sperimentano una perdita del controllo alla ricerca immediata
della riduzione dell’ansia, nella sessualità come nel cibo.
Quando si sviluppano forme di disturbo alimentare, la distorta relazione con il cibo porta con sé anche distorsioni del rapporto con il sesso. Ma Anoressia e Bulimia non sono gli unici disturbi alimentari: ancora più diffuso è il cosiddetto BED (Binge Eating Disorder), un disordine fondato sul mancato controllo degli impulsi che porta ad abbuffarsi senza poi ricorrere all’eliminazione del cibo tramite vomito o lassativi (motivo per cui il peso corporeo tende ad aumentare fino all’obesità). Nei soggetti affetti da BED cibo e sessualità sono strumenti accessori completamente alieni dalle dimensioni del piacere e del desiderio, ed ecco quindi che queste persone tendono ad avere una minore frequenza di rapporti sessuali.
Quando si sviluppano forme di disturbo alimentare, la distorta relazione con il cibo porta con sé anche distorsioni del rapporto con il sesso. Dagli studi fatti sulla correlazione tra cibo e sesso, si può infatti constatare come le donne con
disturbi del comportamento alimentare abbiano più facilmente anche paura del sesso, desiderio sessuale basso se non addirittura avversione per la sessualità, scarsa soddisfazione sessuale e scarso coinvolgimento emotivo durante il rapporto. Il sesso richiede un’apertura (al prossimo, al
piacere) che si pone in contrasto con le restrizioni e con l’ansia che accompagnano i disturbi alimentari.

 

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L’intelligenza è sexy ?

Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace;

quante volte ci siamo sentiti ripetere questa frase in relazione ai nostri gusti personali. C’è a chi piacciono gli occhi azzurri e i capelli biondi, c’è a chi piace la bellezza mediterranea e chi predilige qualche chiletto in più, ma su tutta questa soggettività si impone la scienza: anche l’intelletto vuole la sua parte.

Il responso arriva da uno studio della University of Western Australia pubblicato su Intelligence che recita così: per un giovane su 10 l’intelligenza è sexy.

Il sapiosessuale è dunque colui che reputa l’intelligenza un fattore di attrazione fondamentale e che rende il partner desiderabile dal punto di vista sessuale.

Lo studio ha preso in esame le preferenze in termini sessuali o di rapporto romantico di 383 persone, tra i 18 e i 35 anni.

Somministrando loro un questionario sulla sapiosessualità, è emerso che circa un partecipante su 10 totalizzava punteggi alti in una scala di valutazione apposita. Più specificamente, in un range da 1 a 5, l’8,1% e l’1,3% del campione hanno ottenuto un punteggio rispettivamente superiore a 4 e 4,5. Non sono emerse differenze sostanziali tra uomini e donne e il quoziente intellettivo (IQ) giudicato più attraente si aggirava intorno ai 120 (quello medio è circa 100), anche se per molti non oltre 135.

Non solo: l’intelligenza secondo la ricerca sarebbe il secondo tratto non fisico più desiderabile della personalità, dopo la gentilezza e la comprensione. “L’emergere nelle nozioni di cultura popolare del termine sapiosessuale suggerisce che un alto quoziente intellettivo potrebbe essere un tratto veramente attraente dal punto di vista sessuale, o almeno per alcuni”, scrive l’autore della ricerca, Gilles Gignac. In questo giro di cervelloni la tecnologia non poteva certo rimanere in disparte ed ecco che nascono anche ‘servizi’ dedicati, come ad esempio una app chiamata Sapio (Intelligent Dating), che consente ai sapiosessuali di incontrarsi tra loro.

 

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La Sindrome di Rebecca

La Sindrome di Rebecca e’ la gelosia per il passato sentimentale del partner.

Il nome deriva proprio dal celebre film di Alfred Hitchcock ” Rebecca la prima moglie”.

Nell’individuo si innesca una vera e propria ossessione per le esperienze vissute dal partner nelle relazioni precedenti. Egli non tollera che vengano menzionati luoghi ed eventi che appartengono ai legami già vissuti.
La Sindrome di Rebecca si innesca (in alcuni casi anche in forma ossessiva) anche solo con riferimenti minimi o assolutamente casuali.
L’individuo prova una rabbia tormentosa che pregiudica la qualità della relazione e il dialogo fra i partner.
Una delle cause principali di questa problematica è identificata in una scarsa ed inappropriata rappresentazione di sé, che induce a ritenersi indegno  dell’amore del partner..
La Sindrome di Rebecca colpisce spesso le persone fortemente sensibili e danneggiate nella capacità di sentirsi amabili.
Il rivale del passato viene idealizzato e sussiste il sospetto che il partner sia comunque impegnato a ricordare esperienze affettive precedenti.
Purtroppo la sola rassicurazione da parte del partner non serve a placare il dubbio della fedeltà. L’autostima si mantiene vacillante e “Rebecca”, se non viene contrastata da un buon lavoro clinico, fa sentire la propria presenza!!

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